Fra le numerose giornate dedicate a questo o quel tema, non poteva mancare quella contro le molestie specie nello sport e nel sociale ma, sulla base di dati europei, anche il mondo infermieristico si è allineato. Celebrata il 19 marzo, la Giornata ha visto porre sotto la lente di ingrandimento le corsie degli ospedali dove, a quanto sembra, le donne impegnate nell’assistenza subirebbero abusi di natura sessuale da parte di pazienti e familiari. Talvolta, sarebbero addirittura i dirigenti ad approfittare della propria posizione, per importunare le persone gerarchicamente subordinate.  Secondo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) le donne rappresentano circa il 70-75% del personale sanitario, quindi sarebbero la componente maggioritaria, operante in contesti ad altro rischio. Scendendo nel dettaglio, le aree più esposte sarebbero il pronto soccorso, i reparti di psichiatria e le corsie nei turni di notte, situazioni in cui la pressione è maggiore per le criticità intrinseche connesse al contesto. A rafforzare tale indicazione sono i dati forniti dall’Agenzia Ue per i diritti fondamentali e dalla Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro, che insieme all’Oms, evidenziano una percentuale del personale in prevalenza femminile tra il 10 e il 15% che riferisce episodi di molestie o comportamenti indesiderati mentre il 30% delle donne europee avrebbe subito molestie di natura sessuale sul lavoro. Sul tema interviene il sindacato della professione infermieristica Nursing Up: “È fondamentale rompere il muro dell’omertà in tutte le realtà lavorative e in tutti i contesti sociali – dichiara il presidente Antonio De Palma – servono protocolli chiari, formazione obbligatoria e canali di segnalazione sicuri. Chi lavora nella sanità deve essere tutelato anche sul piano umano”. Secondo il presidente non si deve considerare la molestia un incentro del mestiere ma un problema strutturale che mina la qualità del lavoro. Per questo, il sindacato invoca a gran voce la necessità del rispetto dei professionisti che operano nei luoghi di cura.

 

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