Sanità, la salute dei militari cambia volto Militare cambia volto: nasce il “Servizio sanitario Militare nazionale”. Con il Decreto legislativo 3 aprile 2026 numero 74, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 109 del 13 maggio 2026, il governo ha approvato una delle più incisive riforme degli ultimi decenni. Il provvedimento, emanato in attuazione della delega contenuta nella legge 28 novembre 2023 numero 201, interviene direttamente sul Codice dell’Ordinamento Militare e ridefinisce struttura, funzioni, organizzazione, reclutamento, formazione e persino il rapporto tra sanità militare e Servizio sanitario nazionale. Non si tratta di una semplice riorganizzazione burocratica. È una vera trasformazione strategica della componente sanitaria della Difesa. Questa riforma del ministero della Difesa è molto più importante di quanto sembri. Per anni la Sanità Militare è stata considerata quasi un settore “di supporto”. Poi qualcosa è cambiato, un mutamento frutto dei tempi perché si è capito che in un mondo instabile, afflitto da pandemie, crisi internazionali, emergenze biologiche, cyber attacchi e guerre ibride, avere una struttura sanitaria militare moderna non è più un optional. È sicurezza nazionale. Il decreto in questione istituisce ufficialmente il “Servizio sanitario Militare nazionale”, ridefinendo ruoli, funzioni e catena di comando della sanità della Difesa. La proposta nasce dalla constatazione che la Sanità militare rappresenta una componente strategica dello strumento militare nazionale, essenziale non solo per la tutela della salute del personale, ma anche per la piena operatività delle Forze Armate in ambito nazionale, multinazionale e interforze e una riforma efficace non può limitarsi a una riorganizzazione formale, ma deve affrontare presentare caratteristiche di riorganizzazione strutturale. I punti nodali, in sintesi, possono essere così individuati: una maggiore integrazione con il Servizio sanitario nazionale, uso delle strutture militari anche da parte dei civili, unico ruolo professionale dei sanitari, migliore autonomia operativa, capacità di risposta rapida in emergenze nazionali e internazionali. Non mancano gli scettici nei confronti della riforma ma, le eccellenti prove fornite dai militari in periodo di Covid, nel senso della logistica, della catena di comando, della rapidità di azione, fanno ben sperare. (Nella foto: l’ospedale militare Celio nel 1915)

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