Un tumore e tutto ciò che c’è intorno. Non più una massa indistinta di cellule ma una immagine tridimensionale, in cui una ogni cellula occupa una posizione precisa, dialoga con le vicine e contribuisce a determinare la risposta alle terapie. Ė il tema su cui si sono confrontati i massimi esperti nel corso della 23esima ‘Raffaele Tecce Memorial lecture’, “3D Mapping of Whole Organs and Tumors at Single-Cell Resolution”, che si è svolta il 15 giugno all’Istituto nazionale Tumori Regina Elena. Dedicata al medico e ricercatore italiano che ha lasciato un contributo significativo nel campo dell’immunologia e della biologia molecolare, con particolare attenzione alla ricerca sul cancro, la giornata di studio ha visto la presenza di Denis Wirtz, vice prorettore di ricerca della Johns Hopkins University di Baltimora, tra le personalità più autorevoli a livello mondiale nel campo della biologia dei tumori. Fisico e ingegnere di formazione, Wirtz è stato tra i primi studiosi a dimostrare come le proprietà fisiche e meccaniche del microambiente tumorale influenzino la crescita del cancro e la formazione delle metastasi. Negli ultimi anni la sua ricerca ha aperto nuove prospettive nella cosiddetta biologia spaziale, un approccio che integra tecniche di diagnostica per immagini di secondo e terzo livello, intelligenza artificiale e analisi multi-omiche (in grado di di analizzare in modo sistematico e integrato i processi molecolari che sottendono la malattia, ndr) per ricostruire tumori e organi umani in tre dimensioni, fino al livello della singola cellula. Al centro della Lecture i risultati di una nuova generazione di tecnologie capaci di produrre vere e proprie mappe digitali dei tessuti, in cui ogni cellula viene identificata, localizzata e studiata nel contesto delle sue relazioni con le cellule circostanti. Una sorta di “Google Maps” del tumore che consente di osservare come le diverse popolazioni cellulari si organizzano nello spazio, come interagiscono tra loro e come queste dinamiche influenzino l’evoluzione della malattia e la risposta ai trattamenti. Questi strumenti stanno contribuendo a ridefinire la comprensione dell’eterogeneità tumorale, uno dei principali ostacoli alla medicina di precisione. Non tutti i tumori, infatti, sono uguali: anche all’interno della stessa lesione convivono cellule con caratteristiche biologiche differenti. Conoscere la loro distribuzione e le loro interazioni significa individuare nuovi bersagli terapeutici e sviluppare strategie sempre più personalizzate. Un momento di confronto internazionale sulle frontiere della ricerca oncologica e sulle tecnologie che stanno trasformando il modo di studiare e curare il cancro. E un’ulteriore conferma dell’Istituto Regina Elena come centro di eccellenza a livello internazionale, reduce da un convegno internazionale che si è svolto dal 3 al 5 giugno, con mille delegati da 60 paesi, 40 interventi chirurgici in tre giorni e telechirurgia intercontinentale. https://www.sireneonline.it/wordpress/regina-elena-punta-di-diamante-nella-robotica/

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