Lombardia: stop alle ‘migrazioni’ di infermieri
Incentivi a chi resta e perplessità del sindacato Nursing Up sulle modalità di erogazione
Non c’è pace per gli infermieri. Ogni tanto arriva una proposta rivolta a cambiare l’assetto della professione, cercando di renderla attrattiva e, soprattutto, si moltiplicano le iniziative per evitare la grande fuga dei professionisti dalle strutture del nostro Servizio sanitario nazionale. L’ultima, in ordine di tempo, è la possibilità di conferire agli infermieri che lavorano nelle zone di confine, specie in Lombardia, incentivi economici atti a evitarne il trasferimento in strutture oltre frontiera, che il presidente di Nursing Up Antonio De Palma ha così commentato: «La notizia del via libera agli incentivi economici per gli infermieri che lavorano nelle zone di confine della Lombardia non può che trovarci favorevoli in linea di principio, ma il metodo scelto per finanziarli lascia seri dubbi sulla lungimiranza delle scelte adottate». Tornando sull’argomento di recente, il presidente ha insistito sulla posizione: «Bene gli incentivi per trattenere gli infermieri nelle aree di confine lombarde, ma il meccanismo scelto per finanziarli resta profondamente sbagliato. La Lombardia, non dimentichiamolo, è maglia nera per carenza di infermieri in Italia con 10mila unità mancanti all’appello – ha continuato De Palma – finanziare gli incentivi tassando altri professionisti sanitari significa non affrontare il problema alla radice». «Altro che “moderno Marco Polo”: l’assessore Guido Bertolaso (nella foto) cerca infermieri in Sudamerica e adesso perfino in Uzbekistan, mentre la Lombardia continua a perdere professionisti verso la Svizzera. Importiamo da lontano ciò che perdiamo sotto casa», incalza il presidente. I numeri confermano la crisi: circa 4.300 frontalieri lavorano nel settore sociosanitario in Canton Ticino, il 70% sono italiani, in gran parte infermieri lombardi. «Oltre 3.000 professionisti scelgono ogni giorno – e come biasimarli? – stipendi fino a 7.000 euro al mese, anche +250% rispetto all’Italia». Per il Nursing Up la strategia di finanziare questi bonus applicando un prelievo tra il 3% e il 6% sul reddito dei colleghi “vecchi frontalieri”, come previsto dalla Legge di Bilancio 2024 e dalle recenti delibere del Consiglio regionale della Lombardia, rappresenta un paradosso davvero discutibile. «Non si colma una carenza di 10mila infermieri mettendo le mani nelle tasche di altri infermieri». L’emorragia è strutturale: ad esempio 20 uscite al mese nella provincia di Varese, oltre 350 in tre anni; nel 2024 persi più di 3.500 professionisti, solo in minima parte per pensionamento – incalza De Palma – gli incentivi servono, ma non certo le gabelle. Senza investimenti strutturali e valorizzazione economica, la fuga verso la Svizzera continuerà drammaticamente». «Tassare professionisti che esercitano legittimamente il diritto al lavoro all’estero per trovarne le risorse da dare a chi resta non è una soluzione di sistema, ma “una guerra tra poveri” che non risolve il problema alla radice», conclude De Palma.

