Hanno suscitato un vivace dibattito i dati emersi dai controlli dei Carabinieri dei Nas svolti nel 2025, che hanno messo sotto la lente di ingrandimento il comparto alimentare e quello sanitario. Per quanto attiene alla sanità, controlli e ispezioni hanno interessato, in particolare, le liste di attesa e l’attività intramuraria con risultati di un certo interesse. Dai dati forniti, riportati su “Il Sole 24 ore”, per quanto attiene alle prime i controlli sono stati 1.930 arrivando a 9 arresti e 105 denunce, con imputazioni di reato che vanno dalla truffa al peculato e corruzione, concussione e frode. Per l’intramoenia invece, si è rilevato in alcuni casi un uso distorto dell’istituto, con penalizzazioni per il Servizio sanitario pubblico. Da parte sua, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rivendicato le misure adottate per monitorare, controllare e contenere il fenomeno delle liste, attraverso indagini accurate sui tempi di erogazione delle prestazioni e una corretta gestione delle agende. Da lungotevere Ripa si sta inoltre operando affinché le Regioni si mettano in linea con gli intendimenti del dicastero, migliorando l’organizzazione degli ambulatori, con la centralizzazione delle prenotazioni, l’ampliamento dell’offerta nei fine settimana e in orario serale, il ricorso al privato convenzionato con il solo pagamento del ticket in caso di tempi lunghi nel pubblico. Molteplici soluzioni che, al momento, non sembrano aver dato una accelerata agli ambulatori di Asl e ospedali. Una accurata analisi sulle criticità evidenziate, arriva da un lungo editoriale di Tonino Aceti, presidente di “Salutequità” – osservatorio sulle politiche sanitarie e sociali – che prende in esame i recenti provvedimenti ministeriali, in particolare l’attuazione della legge sulle liste di attesa e l’attività dell’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, previsto dalla stessa legge, la numero 107 del 29 luglio 2024. Una chimera, secondo quanto denunciato da Aceti, in quanto dell’organismo, che dovrebbe monitorare l’andamento della tempistica delle prestazioni – intervenendo sulle agende di prenotazione ed esercitando, in caso di inadempienza regionale, i poteri sostitutivi – sembra si siano perse le tracce. Una macroscopica inadempienza, unita alla inadeguatezza dell’altro strumento di controllo, la Piattaforma informativa nazionale sulle liste di attesa, che rileva a tutt’oggi solo dati relativi alle medie nazionali senza intervenire su Asl e ospedali, destando perplessità sull’efficienza dei sistemi attivati dal ministero guidato da Orazio Schillaci. Le criticità maggiori, per il presidente di Salutequità, sono riferite all’Organismo di verifica, il cui funzionamento è stato dilazionato di dieci mesi, della cui attività ancora non c’è traccia. Un decreto della presidenza del Consiglio, approvato nell’agosto 2025 ne disciplina i poteri per quanto attiene alla facoltà di sostituire le Regioni inadempienti, materia che ha scatenato una vivace dialettica tra il ministero e gli enti locali, uno dei motivi di ritardi e difficoltà di attuazione. Per l’Organismo sono stati stanziati 4 milioni di euro nel biennio 2024-2025 e ne è stato definito l’organico, con più di 30 figure professionali tra dirigenti e funzionari. Il 10 gennaio, come previsto dalla legge, si attendeva la relazione sull’attività svolta, documento di cui non c’è traccia così come attende disposizioni il responsabile unico dell’assistenza sanitaria istituito in ogni regione, per gestire un ufficio di controllo centralizzato. Una situazione paradossale, secondo Aceti, che potrebbe degenerare rendendo inutile la stessa Piattaforma informativa, i cui dati se non presi in esame tempestivamente risulterebbero inutili. Soprattutto, c’è da chiedersi, in linea con gli interrogativi del presidente di “Salutequità”, cosa ne sarà delle risorse stanziate e della tutela degli interessi dei cittadini, se tali strumenti risultano effettivi soltanto sulla carta. (Nella foto: Tonino Aceti)

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