Ė una manovra controversa, la legge di Bilancio 2026, almeno per quanto attiene alle professioni sanitarie. Se da una parte, l’incremento di risorse destinate alla “indennità di specificità infermieristica” – da 285 a 480 milioni di euro annui – suscita parole di apprezzamento dei vertici della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), dall’altra i sindacati Cgil, Cisl, Uil, pur sottolineando la buona volontà del governo, ritengono che tali risorse debbano trovare solidi riscontri nella contrattazione collettiva. Più critico il giudizio del Nursing Up, che punta l’attenzione su “fondi che non finiranno totalmente nelle buste paga degli infermieri”, è scritto in un comunicato, in cui si reputano troppo “trionfalistici i toni con cui Fnopi ha accolto la legge di Bilancio 2026”. Nel corso della audizione delle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato del 3 novembre, la presidente della Federazione Barbara Mangiacavalli (nella foto) ha riscontrato che “le previsioni contenute nella manovra dimostrano attenzione ai problemi della sanità in Italia e riconoscono il valore del ruolo degli infermieri all’interno del Servizio sanitario nazionale”. Un ruolo che, in uno scenario contrassegnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente domanda di assistenza territoriale, diventa essenziale per il Paese e, l’aumento dei fondi di cui si gioverà la contrattazione collettiva nazionale, secondo Fnopi “favorisce la fidelizzazione del personale, migliora la motivazione e il benessere organizzativo, garantendo qualità e sicurezza delle cure”. La Federazione però, al pari di Cgil, Cisl e Uil, ritiene che “soltanto con nuove assunzioni sarà possibile migliorare le attuali condizioni di lavoro e assicurare servizi più efficaci alla cittadinanza”. Ulteriore raccomandazione di Mangiacavalli, è nella “garanzia che le risorse siano distribuite in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale per evitare disparità e favorire opportunità di accesso ai servizi e crescita professionale”, quest’ultima legata a investimenti nella formazione. Altre criticità rilevate da Nursing Up, riguardano i 280 milioni previsti per l’incremento delle indennità di specificità – di cui 195 destinati agli infermieri e 85 ai medici – consistenti in un aumento medio effettivo di circa 40 euro netti mensili, di cui secondo il sindacato infermieristico “si è persa traccia” e l’indennità di esclusività ai soli dirigenti delle professioni sanitarie. “Prima di sognare nuove esclusività riservate ai dirigenti, sarebbe opportuno mantenere gli impegni assunti”, attacca ancora Nursing Up che non vede nella legge di Bilancio 2026 l’agognata svolta epocale che tarda a venire.

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