Il simbolo è quello dell’infinito, un otto rovesciato, che rappresenta il flusso continuo del prendersi cura, produrre conoscenza e condividerla, adottato per celebrare il novantesimo dalla nascita e il trentesimo da un prestigioso riconoscimento, per un ospedale che non si è mai fermato. Un movimento inesauribile come inesauribile è la storia dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, nato nel 1936 con una struttura a padiglioni, per evitare che le malattie infettive per il cui trattamento era sorto, si diffondessero con facilità. I romani più anziani lo ricordano come il “lazzaretto” e quando ci passavano davanti nutrivano una certa apprensione ma il nosocomio, divenuto nel 1996 Irccs, ovvero istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, ha seguito l’evoluzione della società e delle sue patologie, trovandosi sempre pronto ad affrontare il morbo del momento. In principio fu la poliomielite, una delle malattie più temute del XX secolo fino all’arrivo del vaccino e insieme il tifo, altra insidia dei tempi. Della terribile Tbc si occupava egregiamente il vicino e rimpianto Forlanini, chiuso nel 2025 dalla Regione Lazio di Zingaretti. Poi una silenziosa e onesta gestione di tutte le altre patologie più o meno preoccupanti: scarlattina, quarta malattia, epatite virale e via elencando, con la scossa del colera nel 1973, fino alla fiammata dell’Aids nei primi anni Ottanta. Una tensione e un’attenzione che porta a un cambiamento strutturale dell’Istituto. Insieme ai vecchi padiglioni e grazie alla legge 135 del 1990,  “Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’Aids” nasce il nuovo Spallanzani, all’interno dei 130mila metri quadrati che si affacciano sulla via Portuense, fino a lambire l’area dell’attiguo San Camillo. Una costruzione avveniristica per l’epoca, un innesto del nuovo con il vecchio e il richiamo a una stazione ferroviaria, con un vago sapore profetico perché da allora, a oggi, come i treni che si muovono sui binari, dallo Spallanzani sono partite idee, progetti, attività. Dall’espandersi dell’Aids, particolare cura è stata riservata alle patologie legate alla tossicodipendenza, accertata condizione veicolo di trasmissione del virus. Poi l’esperienza del Covid, dirompente, in cui l’Istituto nazionale per le malattie infettive è stato polo di riferimento, con i due turisti cinesi affetti dal morbo, primi ricoverati in Italia. Per non parlare del tempismo con cui il gruppo di ricercatrici dell’Istituto isolò, tra i primi al mondo, il virus Sars-CoV-2, in perfetta linea con le molteplici scoperte dello scienziato emiliano di cui l’ospedale porta il nome. Da ultimi: l’attivazione della nuova sezione di diagnostica senologica, della seconda sala operatoria della Chirurgia del paziente infetto, la presentazione del primo e unico Bsl4 d’Italia – laboratorio di biosicurezza al massimo  livello – per trattare agenti patogeni – e la ristrutturazione del Padiglione Pontano destinato alle malattie infettive dell’apparato respiratorio, una eredità del Forlanini ormai dismesso, acquisita in sordina con l’intervento dell’infettivologo Fernando Aiuti. Nei primi anni Duemila, il ministero della Salute ha individuato l’Istituto come polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, la gestione della Sars e delle emergenze da patogeni, emblemi della globalizzazione. E infine, a suggellare i poliedrici indirizzi di attività, l’offerta di “Casa Spallanzani”, alloggio per parenti, assistenti di ricoverati e professori che seguono l’attività scientifica dell’Istituto, con ventidue letti e tutti i comfort. Un valore aggiunto che Cristina Matranga, direttore generale, ha voluto fortemente, riconvertendo un hospice che un tempo, quando l’Aids uccideva, accoglieva i pazienti all’ultimo stadio della malattia. “Un altro passo avanti verso una sanità più attenta e una Regione Lazio sempre più al servizio del cittadino e dei più deboli” ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Massimiliano Maselli, che insieme al presidente Francesco Rocca ha visitato l’Istituto in occasione delle celebrazioni.

 

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