Non ha ancora aperto i battenti ma fa già parlare di sé. Il nuovo reparto di Medicina d’urgenza del Policlinico di Tor Vergata sarà pronto il 31 luglio, poco prima del Giubileo dei Giovani, 650mila ragazzi che il 2 e il 3 agosto si riverseranno nell’adiacente, torrida spianata per le celebrazioni dell’Anno Santo. Collocato al quarto piano della “Torre otto” del nosocomio, il servizio va a riempire uno spazio che per lungo tempo è stato oggetto di polemiche, relative a quelle che molte inchieste giornalistiche negli anni passati chiamavano “le torri vuote del Policlinico”. Su nove piani, per lungo tempo ne sono stati utilizzati soltanto due ma, il decisionismo regionale ha compiuto il miracolo. Con il rinforzo di 591 figure professionali, medici anestesisti-rianimatori, medici d’urgenza e infermieri – tra assunti in ruolo, stabilizzati e altri a tempo determinato – si colma quella carenza di operatori causa principale di quei sette piani vuoti. L’investimento, per i 900 metri quadrati con 20 posti letto, di cui sei di terapia sub intensiva, più strumentazioni di ultima generazione, è di 8milioni e 400 mila euro, in parte provenienti da risorse del Pnrr. E non è l’unica delle realizzazioni che la giunta regionale, guidata da Francesco Rocca, sta inanellando giorno per giorno. “Ė un momento importante per la sanità, un cambio di passo concreto nella sanità pubblica” ha dichiarato Rocca, perché oltre a Tor Vergata, altri ospedali e servizi territoriali si sono arricchiti di nuove acquisizioni. Insieme al più moderno policlinico romano anche il più antico si mostra con un volto diverso: all’Umberto I c’è il nuovo day hospital oncologico ed è stato ammodernato il Servizio psichiatrico diagnosi e cura (Spdc), in collegamento con analoghi presidi territoriali, per non lasciare i pazienti soli, il tutto con un investimento di due milioni, frutto di donazioni, per migliorare la qualità delle cure e andare a incidere in un settore come la psichiatria, troppo spesso abbandonato negli ultimi decenni. Altro risultato riguarda il San Filippo Neri, un ospedale che da ente autonomo fu inglobato, il 1° gennaio 2015 nella Asl Roma E, poi divenuta Roma 1, perdendo il rango di azienda ospedaliera per diventare semplice presidio. Un trauma per un nosocomio di tale tradizione, che ora potrebbe essere a mano a mano rimarginato con l’ampliamento dei servizi e la riacquisizione di quelle funzioni che ne fecero per decenni un affidabile punto di riferimento per Roma Nord. Importante il restyling del pronto soccorso, con nuovi fabbricati esterni per il polo radiologico d’urgenza, una sala d’attesa con schermi che proiettano immagini per combattere l’ansia, spazi accresciuti per la diagnostica per immagini, tre nuove camere di degenza ed elettromedicali di ultima generazione, grazie ai fondi per il Giubileo. “Sto lavorando perché il San Filippo Neri torni ad essere il San Filippo di una volta”, ha garantito Rocca agli operatori, sottolineando che “il pronto soccorso è il biglietto da visita di un ospedale ed è importante che ci sia un’accoglienza dignitosa e professionisti motivati”. Questo per quanto riguarda Roma ma l’opera di miglioramento della sanità si estende anche alla provincia, dove non mancano comunque situazioni di grande criticità che attendono di essere sanate. (Nella foto: San Filippo Neri)

Commenti Facebook:

Commenti