Italia: sono 20mila gli infermieri non certificati
Fnopi e Nursing Up rilanciano sulla necessità di regolare l’accesso di stranieri
Carenza infermieri e reclutamento all’estero: non si placano le prese di posizione, che vedono in prima linea i sindacati di categoria e la stessa Federazione degli Ordini professionali, che sul tema hanno molto da argomentare. “Non abbiamo nulla contro gli infermieri stranieri, che rispettiamo profondamente. Ma lo diciamo con chiarezza: il reclutamento internazionale, presentato come soluzione, non affronta le cause strutturali della crisi della sanità pubblica” rende noto Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up in un comunicato. La dichiarazione si riferisce alle ormai acclarate notizie di stampa, che informano sul reclutamento di infermieri dall’Uzbekistan per strutture sanitarie lombarde. La stessa Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), invoca maggiori garanzie sui professionisti provenienti dall’estero. “Chiediamo che vengano istituiti degli elenchi speciali all’interno dei quali iscrivere gli infermieri che provengono da Paesi diversi dall’Italia, per garantire il controllo necessario della formazione universitaria e della conoscenza della lingua: requisiti fondamentali per dialogare e operare all’interno la nostra organizzazione”. Ė questo il tono della nota diffusa, in cui si sottolinea la necessità di interrompere la deroga all’esercizio professionale in Italia prima della scadenza fissata al 2027, con cui si sancisce l’accesso alla professione con titoli conseguiti all’estero e non sottoposti alle opportune verifiche. Brucia ancora il caso del San Raffaele di Milano dove, nella notte tra il 6 e il 7 dicembre si verificarono varie incongruenze tra professionisti, alcuni dei quali stranieri con poca conoscenza dell’italiano, reclutati in fretta e furia da una cooperativa esterna per tappare vuoti in organico. Attualmente in Italia sono quasi 20mila gli infermieri non certificati, un numero importante che necessita di opportune riflessioni. “Come enti sussidiari dello Stato – continuano dalla Fnopi – crediamo sia indispensabile attivare un percorso ordinario di controllo per monitorare i professionisti dal punto di vista deontologico, delle competenze e dell’obbligo formativo, perché l’aggiornamento è indice di qualità dell’assistenza”. Una qualità spesso rivendicata dal sindacato che, con il presidente De Palma rimarca l’importanza di rispondere all’emergenza abbandonando provvedimenti “spot” e assumendo un piano strutturale di rilancio della professione infermieristica. Per Nursing Up il punto centrale resta uno: “In assenza di interventi su stipendi, condizioni di lavoro, carriere e sicurezza, il rischio è che queste iniziative si limitino a spostare in avanti il problema della carenza di personale, senza risolverlo”, insiste il presidente, rammentando il divario tra l’Italia e i Paesi europei per numero di infermieri, retribuzioni e carichi di lavoro, elementi che spingono alla fuga dal pubblico.

