Influenza: “Vademecum per tutti”
I medici di medicina generale forniscono ai cittadini le raccomandazioni principali
Siamo entrati nella fase centrale della stagione influenzale e, secondo gli esperti, il peggio potrebbe arrivare a breve. Il picco dei contagi è atteso nelle prossime due settimane ma l’esperienza degli ultimi anni insegna che la coda dell’epidemia può protrarsi fino alla primavera inoltrata. A fare il punto è la Società Italiana dei Medici di Medicina generale e delle cure primarie (Simg), che aggiorna le proprie raccomandazioni rivolte a cittadini e operatori sanitari. L’influenza continua a circolare con intensità. Secondo l’ultimo aggiornamento della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, riferito ai primi giorni di gennaio 2026, l’incidenza si attesta intorno ai 14 casi ogni 1.000 assistiti adulti. Tra i bambini sotto i 4 anni il dato sale in modo significativo, arrivando a circa 37 casi su 1.000. Incidono sulla diffusione dei contatti i momenti di socialità dovuti al periodo festivo, determinando una pressione costante sui servizi sanitari e sugli studi dei medici di famiglia. Dominano la scena i virus influenzali di tipo A, in particolare i sottotipi H1N1 e H3N2 ma circolano altri virus respiratori. La sorveglianza delle forme più gravi mostra numeri in linea con la scorsa stagione, con una maggiore incidenza tra i soggetti non vaccinati, per questo i medici di famiglia raccomandano, specie per anziani e fragili, il ricorso alla immunizzazione. Il picco, secondo gli esperti è vicino ma ciò non significa che il rischio svanisca perché la fase discendente potrebbe prolungarsi, con possibili complicanze respiratorie. Ne risentono i medici di famiglia, con la pressione sugli ambulatori, non solo per i sintomi tipici ma per avere un orientamento clinico su come gestire i primi malesseri. La Simg punta sulla prevenzione come arma più efficace. Insieme al vaccino restano valide le regole ormai note: igiene delle mani, evitare i luoghi affollati, corretta idratazione e, in caso di persone fragili, l’uso della mascherina. Raffreddore, mal di testa, dolori articolari, tosse, mal di gola e febbre sono i sintomi più frequenti. La febbre alta non è un segno di gravità, se la temperatura elevata dura pochi giorni. In caso contrario o per una mancata risposta ai farmaci, è necessaria una valutazione clinica. Il messaggio chiave è evitare il fai-da-te: il paracetamolo resta il farmaco ideale per dolore e febbre mentre gli antinfiammatori vanno usati con cautela, valutando il profilo di rischio del paziente. Utili, in alcuni casi i farmaci contro la tosse e i decongestionanti delle vie respiratorie. Da evitare cortisonici e antibiotici, a meno che non ci sia una indicazione medica mentre per i più fragili, può essere somministrata una terapia antivirale sotto controllo medico. In sintesi: non sottovalutare i sintomi e non cedere all’allarmismo, mettendo al centro il medico di famiglia, figura in grado di gestire al meglio la situazione, riducendo l’impatto sulla sanità pubblica.

