Sette schede per un solo ingresso in reparto e fino a quaranta minuti sottratti a ogni paziente per compilare documenti. È questa la realtà quotidiana negli ospedali italiani, denunciata da Marco Ceccarelli, segretario nazionale di Coina, sindacato delle professioni sanitarie. “Una burocrazia che, toglie tempo all’assistenza, aumentando il rischio di errori clinici”. I dati sono forniti da un’analisi condotta dall’Università di Torino e pubblicata sul Journal of Advanced Nursing e sul Journal of Patient Safety: in Piemonte il 25% del tempo degli infermieri viene assorbito da compiti burocratici o delegabili ad altre figure. Una incombenza che si traduce in oltre 5.000 operatori sottratti ogni giorno alla cura dei pazienti, come conferma il Rapporto Censis 2024. Una burocrazia che ostacola la produttività clinica e la cosiddetta “qualità percepita dai cittadini”. Ulteriore gravame, sui professionisti, è il demansionamento infermieristico, legato alla carenza di personale di supporto specie nei turni di notte. “Tutto questo pesa sulla professione, aumenta lo stress e amplifica il senso di isolamento nei reparti; un sovraccarico che compromette l’efficienza delle cure e ha un impatto sul benessere degli operatori generando stress, fatica mentale, un aumento degli errori di trascrizione e di valutazione” precisa il sindacalista. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di “data burden”, un carico cognitivo che può portare al burnout – sindrome da stress lavorativo – e minare la lucidità nelle decisioni critiche. Di molto inferiori, le procedure di accoglienza nei Paesi Ue: si oscilla tra un 15-18% di tempo dedicato alle pratiche di accettazione in Germania e Francia e il 10% impiegato nei Paesi Bassi e in Danimarca. L’Estonia vanta invece il primato: grazie a un sistema e-health centralizzato, ha dimezzato i tempi di documentazione rispetto alla media Ocse. “Questo dimostra che cambiare è possibile – auspica Ceccarelli – in Italia la burocrazia in sanità brucia 25 miliardi l’anno tra sprechi, duplicazioni e inefficienze organizzative. Una cifra che equivale a più di un punto percentuale del Pil sanitario e sottrae risorse preziose a investimenti in personale e innovazione”. Ogni minuto di lavoro assorbito dalla compilazione di moduli ridondanti è un costo per gli operatori e un danno per i pazienti, con liste di attesa più lunghe e tempi di cura ridotti. Due i fronti di intervento: la digitalizzazione con il Fascicolo sanitario elettronico operante su scala nazionale evitando la duplicazione dei dati e una migliore distribuzione delle competenze, con più personale di supporto e una formazione mirata sulla cultura della delega, come avviene nei Paesi nord-europei che hanno visto la riduzione del carico burocratico, con miglioramento dell’efficienza. “Occorre adottare una strategia nazionale – propone il segretario – perché ogni minuto sottratto ai pazienti è un costo in termini di salute e sicurezza”.

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