Il Papa e i medici, un rapporto profondo. Tanto che, in occasione della prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas”, pubblicata il 25 maggio e dedicata alla custodia della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale, è la Fnomceo – Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri – a sottolineare come il testo possa diventare un punto di riferimento per la professione sanitaria, mentre è in corso la revisione del Codice di deontologia medica. Il documento, firmato nel 135° anniversario della Rerum Novarum, propone una riflessione ampia sul rapporto tra tecnologia, dignità umana, giustizia sociale e responsabilità collettiva. Per questo ha trovato immediata eco nel mondo medico, con il commento del presidente della Federazione Filippo Anelli. La domanda centrale resta aperta: come evitare che l’innovazione tecnologica riduca lo spazio della relazione umana nella cura? Il nodo principale riguarda il ruolo dell’AI nella pratica medica. Algoritmi, sistemi predittivi e strumenti digitali possono migliorare l’efficienza dei percorsi di cura, ma non possono sostituire la responsabilità professionale del medico né la relazione fiduciaria con il paziente. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale deve restare uno strumento al servizio della persona, non un criterio automatico di decisione clinica. Un altro tema evidenziato è quello delle disuguaglianze. L’accesso alle tecnologie sanitarie avanzate non è uniforme e il rischio è che l’AI finisca per ampliare il divario tra territori, fasce sociali e sistemi sanitari con risorse diverse. Per questo, il dibattito deontologico dovrà interrogarsi non solo sull’efficacia tecnica degli strumenti, ma anche sulla loro equità, trasparenza e sicurezza. L’enciclica richiama inoltre l’attenzione sui giovani e sull’esposizione precoce a tecnologie sempre più potenti. In ambito sanitario, questo tema si collega alla formazione dei futuri professionisti: l’AI potrà diventare un supporto per apprendere, aggiornarsi e migliorare la qualità delle cure, ma solo se integrata con senso critico e consapevolezza etica. Per i medici, il punto di partenza resta la tutela della vita, della salute, della dignità e della libertà della persona. È su questi principi che dovrà misurarsi anche l’ingresso dell’intelligenza artificiale negli ambulatori, negli ospedali e nella ricerca. La sfida non è frenare l’innovazione, ma governarla: rendere la tecnologia utile senza trasformarla in un potere opaco, distante dai bisogni reali dei pazienti. A questo dovrà uniformarsi il Codice deontologico in preparazione, passaggio decisivo per definire confini, responsabilità e garanzie nell’uso dell’AI in sanità ovvero avere la capacità di mettere al centro la persona, la cura e la relazione umana.

 

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