I “passi” dell’anziano ai raggi X
“Passi d’argento” indagine dell’Istituto di Sanità, nella Giornata dell’anziano diffonde dati importanti
Gli italiani rinunciano alle cure? Non sempre, almeno gli anziani che sacrificano visite e controlli sono in calo. Ė quanto rilevato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) esibendo i risultati del periodico sistema di sorveglianza “Passi d’argento”, istituito nel 2007 con l’intento di fornire una indagine accurata sulle tendenze di salute e malattia delle persone con età superiore ai 64 anni. In vista della Giornata internazionale dell’anziano, che si celebra il 1° ottobre, i dati diffusi fanno emergere una tendenza al miglioramento dell’accesso alle cure garantite dal Servizio sanitario nazionale: dal 23% di rinunciatari nel biennio 2022-23 si è passati al 18% negli anni 2023-24. Una buona notizia, sebbene permangano ancora disuguaglianze economiche e territoriali, specie tra Nord e Sud Italia. Dal picco di lontananza dagli ospedali – per comprensibili motivi – negli anni del Covid, ritorna la fiducia nelle strutture sanitarie sebbene il fattore economico rimanga decisivo per tenere lontani gli assistiti dalle cure. “Passi” rivela che tra il 2023 e il 2024 per il 25% degli anziani con qualche difficoltà economica e addirittura per il 40% di chi dichiara molte difficoltà l’assistenza è diventata una chimera. Secondo Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto, “pur mostrando un generale miglioramento rispetto agli anni della pandemia, la popolazione anziana continua a sperimentare barriere economiche, territoriali e sociali che ostacolano l’accesso equo ai servizi. La rinuncia alle cure è un indicatore cruciale: non solo peggiora la salute individuale, ma può tradursi in maggiori costi per l’intero sistema sanitario”. Sempre nel biennio analizzato, emerge che al Nord ha rinunciato alle cure il 13% degli anziani, al Centro il 18%, al Sud e nelle Isole il 23%. La rinuncia è più frequente anche tra chi vive condizioni di salute più fragili: il 25% tra chi ha due o più patologie croniche (contro il 19% di chi non ne ha) e il 27% tra chi presenta problemi sensoriali (contro il 20% di chi non li riferisce). Le liste d’attesa restano il principale ostacolo, indicate da due terzi degli intervistati come motivo della mancata prestazione. Seguono: le difficoltà di spostamento verso le strutture (17%), e i costi elevati, con aumenti sempre più rilevanti. L’indagine mostra inoltre che il 12% degli anziani ha fatto ricorso esclusivamente a prestazioni a pagamento mentre il 47% si è rivolto ai privati in maniera occasionale mentre il 41% ha fatto ricorso unicamente al servizio sanitario pubblico. Sul fronte dei servizi sociosanitari, il 32% degli over 65 segnala difficoltà nel raggiungere strutture di base come la Asl, il medico di famiglia o i negozi di beni essenziali. Anche qui emergono forti disuguaglianze: i più penalizzati sono gli anziani con basso livello di istruzione, maggiori difficoltà economiche e residenti nelle regioni meridionali. Un quadro non proprio rassicurante ma, dai dati rilevati, le istituzioni possono trarre preziose informazioni per predisporre improcrastinabili interventi correttivi.

