Cresce l’attenzione sanitaria internazionale attorno al focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius nell’Atlantico. I dati aggiornati a maggio 2026 raccolti dall’indagine internazionale elaborata da Amsi, Associazione medici stranieri in Italia, Umem Unione Medica Euromediterranea Aiscnews, rete internazionale di informazione agenzia mondiale senza confini e Movimento internazionale Uniti per unire indicano 15 casi complessivamente monitorati tra confermati e sospetti e 3 decessi già registrati. L’indagine ricostruisce che il focolaio sarebbe partito da passeggeri provenienti da Argentina e Cile, territori dove roditori infetti erano già portatori del virus prima della partenza della nave. In Sudafrica e Svizzera risultano monitorati casi collegati a passeggeri sbarcati prima dell’identificazione ufficiale del virus a bordo; nei Paesi Bassi si registrano le prime due vittime, una coppia olandese, mentre in Germania è stato segnalato il terzo decesso collegato al cluster internazionale. Nel Regno Unito un paziente resta in condizioni critiche con monitoraggio dei contatti in corso, mentre negli Stati Uniti proseguono i controlli ufficiali sui passeggeri rientrati dalla crociera. Il network dei medici ‘globali’ segue con attenzione gli sviluppi epidemiologici internazionali, sottolineando come il virus, pur restando raro a livello globale con poche centinaia di casi l’anno registrati soprattutto tra Americhe, Asia ed Europa orientale, richieda massima vigilanza quando compare in ambienti confinati e in contesti internazionali ad alta mobilità. Interviene in tal senso, il presidente Amsi Foad Aodi (nella foto), medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico esperto in salute globale: “Nonostante l’Oms valuti il rischio globale come basso, il ceppo Andes di cui oggi si tratta, è particolarmente insidioso perché rappresenta l’unico ceppo di Hantavirus associato a possibili trasmissioni interumane, comunque rare e legate a contatti stretti e prolungati”, spiega il professore, precisando che “il 90% dei contagi avviene attraverso l’inalazione di polveri contaminate da urina, saliva o feci di roditori infetti oppure toccando superfici contaminate e successivamente occhi, naso o bocca. È importante chiarire che il virus non si trasmette tramite cibo, acqua, punture di insetti o aria a lunga distanza”. In ogni caso si raccomanda, in chi manifesti febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie o sintomi influenzali dopo una possibile esposizione, la consultazione immediata di un medico. “Nessun caso sospetto deve essere sottovalutato”, aggiunge Aodi, non esistendo un vaccino né una terapia specifica contro l’agente infettivo. Ė raccomandata la prevenzione, considerato che il quadro clinico può presentarsi in modalità lieve o grave. La rete delle associazioni internazionali raccomanda la massima attenzione per la pulizia di zone a rischio, evitando ogni possibile accesso o contatto con i roditori. “Il rischio globale resta basso – assicura il professore – ma è fondamentale mantenere alta l’attenzione sanitaria internazionale senza sottovalutare nessun segnale sospetto”. Intanto è tenuto sotto stretta osservazione in quarantena, a Padova, il sudafricano arrivato a Venezia da Amsterdam il 26 aprile scorso, che era fra i passeggeri imbarcati su un aereo a Johannesburg su cui era presente una donna, poi deceduta a seguito dell’infezione da Hantavirus. Il presidente della Regione Veneto ha rassicurato sulle condizioni di salute dell’uomo che “non presenta alcun sintomo e gode di buona salute, non avendo avuto alcun  contatto con la persona deceduta”. In via precauzionale sarà sottoposto a un test previsto dal ministero della Salute e saranno fornite informazioni sulla evoluzione del caso.

 

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