Coina: sindacato delle professioni sanitarie, si inasprisce lo scontro con la Fondazione Policlinico Gemelli che l’organizzazione, come è scritto su un duro comunicato “porta su un piano formale e giuridico, notificando una diffida per condotta antisindacale ex articolo 28 dello Statuto dei lavoratori”. Motivo del contendere, la rimozione di bandiere e striscioni sindacali esposti durante la mobilitazione indetta da alcuni giorni per rivendicare un cambiamento delle condizioni di lavoro e della organizzazione assistenziale. https://www.sireneonline.it/wordpress/gemelli-gli-infermieri-si-mobilitano/. Alla base della contestazione una sequenza precisa: il 17 marzo è stato proclamato lo stato di agitazione, con l’esposizione dei vessilli lungo il perimetro aziendale “come strumento di comunicazione verso lavoratori e opinione pubblica – continua la nota – il 25 marzo però, la Fondazione ha disposto la rimozione totale dei materiali senza alcuna preventiva comunicazione o giustificazione, facendo scattare la diffida (protocollo 23/2026)”. Una condotta che il sindacato reputa “oggettivamente lesiva della libertà e dell’attività sindacale, perché riduce la capacità di comunicazione, abbassa la visibilità della mobilitazione e indebolisce la forza negoziale in una fase già aperta di vertenza”. “Non è un dettaglio né un episodio isolato – dichiara il segretario nazionale Marco Ceccarelli – rimuovere bandiere e striscioni significa oscurare una mobilitazione e limitare un diritto garantito dalla legge. È un segnale chiaro che non possiamo accettare”. Nella diffida il Coina richiama esplicitamente il quadro normativo: la giurisprudenza della Cassazione, stabilisce che è sufficiente una lesione oggettiva degli interessi collettivi per configurare la condotta antisindacale, anche senza intento specifico. Inoltre, la comunicazione sindacale è tutelata dagli articoli 14, 25 e 26 dello Statuto dei lavoratori, come ribadito anche dalla stessa Cassazione – 34619/2024. “Le nostre bandiere non sono simboli neutri – aggiunge Ceccarelli – sono strumenti di informazione e partecipazione. Impedirne l’esposizione significa comprimere direttamente la libertà sindacale”. Con l’atto formale, il sindacato intima alla Fondazione di cessare immediatamente la condotta antisindacale, consentire il ripristino delle bandiere e degli striscioni nelle stesse posizioni precedenti e astenersi da ulteriori comportamenti analoghi. Il Coina fissa anche un termine stringente: 48 ore per un riscontro positivo. In caso contrario, è già pronta l’azione giudiziaria. “Siamo pronti ad andare fino in fondo. In assenza di risposte, presenteremo ricorso d’urgenza al Tribunale del Lavoro per ottenere un provvedimento immediatamente esecutivo” conclude Ceccarelli. La vertenza entra così in una fase decisiva, con il rischio concreto di un intervento del giudice per ordinare la cessazione del comportamento contestato e il pieno ripristino dei diritti sindacali.

 

Commenti Facebook:

Commenti