Gaza, la testimonianza dei sanitari
Sono 1.677 gli operatori uccisi negli ultimi due anni. Ospedalieri mobilitati in Italia
Ore 21 del 2 ottobre: davanti a 230 ospedali italiani si accende una catena di luci, torce e lampade. Oltre 50mila operatori sanitari tra medici, infermieri, ostetriche, farmacisti, operatori sociosanitari e professionisti della salute, senza dimenticare studenti e parenti, hanno preso parte al flash mob nazionale “Luci sulla Palestina”, organizzato dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, in ricordo dei 1.677 colleghi palestinesi uccisi a Gaza negli ultimi due anni e dei 361 tuttora detenuti senza processo nelle carceri israeliane. In ogni Regione, la lettura “a staffetta” dei nomi ha dato voce a chi è stato ucciso mentre curava e soccorreva. Un momento di forte impatto emotivo che ha trasformato l’Italia sanitaria in un’unica piazza di solidarietà. In 13 ospedali del Lazio le adesioni sono state in tutto 1.658, con il record dei partecipanti, 1.100 tra Roma e la provincia. In Lombardia, Toscana, Sardegna e Puglia le adesioni più alte. E arriva il commento di Foad Aodi, presidente di Amsi, l’associazione dei medici stranieri in Italia e responsabile di numerose organizzazioni umanitarie internazionali. “Dopo tali partecipate manifestazioni, chiediamo pace, corridoi umanitari e rispetto delle convenzioni internazionali”. E c’è perfino chi è andato in “trasferta” pur di portare la propria testimonianza: ai dipendenti dell’ospedale Paolo Colombo di Velletri (nella foto), si sono uniti i colleghi di Lariano. “Siamo qui per lanciare un messaggio chiaro: fermare il massacro a Gaza – ripetono all’unisono – un gesto di solidarietà e di vicinanza per ricordare i 1.677 sanitari uccisi e chiedere la fine delle violenze, perché prevalgano pace e dignità umana”.

