Non ce l’ha fatta Franco Amoroso, sessantenne malato oncologico la cui immagine, mentre attende per otto ore una barella al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, è diventata ben presto virale. Aflitto da dolori lancinanti, dovuti alla recidiva di tumore al colon, non riusciva a stare seduto così sua moglie, si è procurata una coperta e lo ha adagiato sul pavimento. Sconfitto dalla malattia e dall’indifferenza, il corpo di quell’uomo steso in terra è tornato prepotentemente davanti ai nostri occhi, nel corso della conferenza stampa dal titolo eloquente: “Forlanini: il diritto alla salute non è in vendita”. Ospitato il 27 gennaio alla Camera dei deputati, su iniziativa del deputato del Movimento 5 stelle Francesco Silvestri e della senatrice Alessandra Maiorino, l’evento ha acceso ancora una volta il faro su una sanità pubblica che giorno dopo giorno perde colpi, rendendo sempre più evanescente quanto statuito dall’articolo 32 della Costituzione. Argomento centrale della discussione la sorte dello storico ospedale Forlanini, chiuso il 30 giugno 2015 dalla Regione Lazio, lasciato in stato di abbandono e da poco ceduto dall’amministrazione guidata da Francesco Rocca al Demanio statale. Un passaggio che si è reso necessario, in previsione di un ulteriore trasferimento allo Stato Vaticano, previa costosa ristrutturazione finanziata dall’Inail, per dare una nuova sede nell’immenso complesso di Monteverde all’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che lascerebbe quella ormai angusta del Gianicolo. Una soluzione che, in virtù degli articoli 15 e 16 dei Patti Lateranensi – che definiscono le esenzioni e le tutele per specifici immobili vaticani – significherebbe per l’immenso complesso lo status di area extraterritoriale ovvero, la sottrazione di un bene pubblico alla collettività, per cederlo a uno stato estero. Propedeutica all’operazione, la “Dichiarazione di intenti” siglata l’8 febbraio 2024 tra la Santa Sede e la presidenza del Consiglio dei ministri, nelle persone del segretario di Stato del Papa Pietro Parolin e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Con tale atto, si individua nel complesso “uno dei luoghi più idonei per la realizzazione della nuova sede del Bambino Gesù”, recita testuale il bollettino a “pubblicazione immediata” numero 0130 della sala stampa vaticana. Da allora, quasi sottotraccia, le trattative sono andate avanti. “Un passaggio occulto – sostiene la senatrice Maiorino – realizzato all’oscuro di tutti nel silenzio più assoluto, con un subemendamento di cui pochi parlamentari hanno contezza”. Quasi uno scippo, lo intendono molti cittadini, a partire dai 120mila e passa che hanno sottoscritto la petizione online lanciata dal chirurgo toracico Massimo Martelli, per 24 anni primario al Forlanini poi commissario straordinario che nel suo intervento, evocando gli anni di professione e di battaglie per difendere l’ospedale, non è riuscito a trattenere la commozione. “Un errore grave compiuto dalla Regione nel 2015” ha dichiarato il professore, in sintonia con l’onorevole Silvestri che chiede al governo di “tornare sui propri passi e rilanciare l’ospedale per la sanità pubblica”. Una sanità che “ha bisogno di spazi – sostiene Riccardo Fatarella, manager di lungo corso del settore – e che nel Lazio deve invertire la tendenza, con una pediatria al 70% nel privato religioso accreditato e solo il 30% al pubblico, sebbene di altissima qualità”. C’è poi l’aspetto tecnico, relativo alla valutazione estimativa del complesso formulata dal Demanio nel 2016, su cui si è soffermata la commercialista e revisore legale Manuela Stefoni, evidenziandone l’incongruità sotto numerosi punti di vista, tanto da indurre il “Comitato per la difesa del Forlanini” a promuovere azioni legali graduali – paventando un possibile danno erariale – se la trattativa per la cessione dovesse andare avanti, ha annunciato Antonella Saliva, presidente del Comitato “La Fenice”. Perché, secondo Virginia Raggi, intervenuta alla conferenza “non si può violare la Costituzione barattando il diritto alla salute per il rientro economico”. Ma non solo di salute si tratta. L’alienazione del Forlanini è una sconfitta anche sul piano storico-artistico-ambientale, come ha sottolineato Michele Campisi, architetto ed esponente dell’Associazione culturale “Mica aurea”, che pone in rilievo il “valore del nostro patrimonio quale simbolo di identità per la comunità e il territorio”. Un territorio comunque deprivato di servizi essenziali, come quella barella mai arrivata per Franco, la cui sofferenza assurge a simbolo di una sanità malata, al pari della lenta agonia del Forlanini, dei suoi marmi, del pregevole Museo anatomico, della biblioteca medica, dei due teatri, dell’istituto di statistica sanitaria, del lago sotterraneo, dei bassorilievi di Arrigo Manerbi e dell’impareggiabile parco. Troppo per diventare stato estero, nel Paese che esalta il “Made in Italy”, tanto da farlo assurgere a rango di ministero.

 

 

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