Porta il numero 261, e la data del 10 febbraio 2026, l’interrogazione a risposta scritta “Richiesta di informazioni circa il trasferimento dell’immobile ex ospedale Carlo Forlanini allo Stato”, che i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle Adriano Zuccalà e Valerio Novelli rivolgono al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e all’assessore al Patrimonio Fabrizio Ghera. Considerata l’abituale lentezza se va bene, o addirittura la carenza di risposte a tali atti consiliari, sarebbe interessante vedere se i cittadini – da decenni mobilitati per preservare l’immobile come bene pubblico da riconvertire per le esigenze sociosanitarie – avranno la forza di sollecitare tale riscontro da parte dei vertici regionali. Una presidenza conquistata da Francesco Rocca con un programma che prevedeva il recupero del grande complesso ospedaliero di Monteverde e il suo uso pubblico, per le esigenze sociosanitarie della collettività. Un proposito smentito, come si evidenzia nel testo dell’interrogazione, attraverso il decreto-legge 156 del 29 ottobre 2025, cosiddetto decreto ‘Anticipi’, convertito nella legge 191 del 18 dicembre 2025 “Misure urgenti in materia economica”. Si sa che come sempre, è l’economia a dettar legge quindi, per consentire una ben architettata operazione di edilizia sanitaria, si è proceduto allo scambio del Forlanini con il Policlinico Umberto I, trasferendo quest’ultimo tra le proprietà regionali in cambio dell’antico sanatorio passato al Demanio statale. L’operazione è forse prodromica alla cessione del diritto di superficie del Forlanini all’Inail che, dopo complessa ristrutturazione a spese dell’istituto – si pensa a una cifra intorno ai 600 milioni – affitterebbe alla Santa Sede l’immobile, che ne farebbe un nuovo Bambino Gesù, con l’abbandono dell’ormai inadeguato palazzo del Gianicolo e il pagamento di un canone annuale di entità sconosciuta all’ente che tutela la salute dei lavoratori, divenuto da qualche anno un convinto investitore immobiliare. Gli interrogativi però sono tanti e l’interrogazione ne solleva alcuni, che dovrebbero indurre a un’attenta riflessione i fautori dell’operazione ma anche l’opinione pubblica, portata di primo acchito a vedere nella riconversione a ospedale pediatrico un beneficio. Si dice che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Non è detto che la buona ragione per risollevare un ospedale lasciato dal 30 giugno 2015 in stato di abbandono, concedendolo di fatto a uno Stato estero, ancorché in affitto, si risolva poi in un bene per tutta la collettività. O almeno così la pensano i consiglieri pentastellati, che evidenziano le tutele di cui gode il Forlanini, in base al vincolo apposto grazie al “Codice dei Beni culturali e del paesaggio”, decreto 42 del 2004 e rammentano alle istituzioni competenti la destinazione urbanistica dell’area a “Servizi pubblici di livello urbano”, secondo il vigente Piano regolatore di Roma capitale e le relative norme di attuazione. Di fatto, qualora fosse reale la concessione al Vaticano, in virtù degli articoli 15 e 16 dei Patti lateranensi, l’immobile godrebbe dello status di bene extraterritoriale ovvero non più statale, come specificato da una Dichiarazione d’intenti siglata l’8 febbraio 2024 tra la Santa Sede e la presidenza del Consiglio italiana, atto preparatorio alla alienazione del bene, con tutte le conseguenze del caso. Per questo Novelli e Zuccalà, interrogano i vertici regionali chiedendo conferma sulla eventuale cessione e sollecitando trasparenza sul ruolo dell’Inail in tutta questa partita. Tra i quesiti, figura anche la valutazione tecnico-economica della congruità dello scambio alla pari fra la cessione del compendio ex Ospedale Carlo Forlanini e l’acquisizione di proprietà del Policlinico Umberto I, considerato che nel decreto ‘Anticipi’, sono previsti a carico della Regione interventi di manutenzione straordinaria sull’immobile Forlanini, da realizzare entro il 31 dicembre 2028 “sostenendo i relativi oneri”. Un piatto servito in guanti bianchi a uno Stato estero, con spese a totale carico delle istituzioni pubbliche italiane.

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