Educazione alla salute obiettivo primario
Vaccari, Fnopo: “Ostetriche educatrici alla prevenzione e professioniste della salute”
Silvia Vaccari, presidente Fnopo, Federazione degli Ordini della professione ostetrica, sottolinea il ruolo strategico di questa figura non solo nella prevenzione oncologica, ma anche nell’educazione alla salute e nel supporto alle donne durante tutto il percorso di cura. Una evidenza ribadita di recente, in occasione della celebrazione della Giornata dedicata alla lotta alla patologia, contro la quale l’altra metà del cielo acquista sempre di più maggiore consapevolezza. E forse, in tale processo non è secondario l’apporto di tale figura. “Le ostetriche non sono soltanto le professioniste che accompagnano la donna durante gravidanza e parto. La loro competenza le rende figure chiave anche nella prevenzione delle malattie oncologiche femminili, grazie a visite periodiche, screening e informazioni sui comportamenti a rischio”, sostiene la presidente. “Possono contribuire a ridurre l’incidenza di tumori come quelli della cervice uterina o della mammella – continua – perché ogni donna vive il cancro in modo unico, con bisogni fisici, emotivi e sociali che vanno compresi e accompagnati”. Le ostetriche non sono solo figure chiave nella prevenzione primaria e secondaria, promuovendo screening e stili di vita salutari, ma anche educatrici della prevenzione e professioniste della salute capaci di supportare la donna lungo tutto il percorso di cura. Il tema adottato quest’anno, con lo slogan ‘United by Unique’ a fare da amplificatore all’importanza di questa battaglia, diffonde un messaggio potente: mettere al centro la persona con la sua storia, i suoi bisogni, le sue paure e le sue speranze. “Ci ricorda quanto sia importante considerare ogni esperienza individuale e accompagnarla con competenza e attenzione”, spiega Vaccari, che insiste sulla importanza della prevenzione e della adozione di stili di vita sani perché “sapere come e quando sottoporsi a screening può salvare vite”. La presidente illustra il ruolo dell’ostetrica quando la diagnosi di cancro avviene durante la gravidanza, situazione complessa, ma gestibile: “Le terapie antineoplastiche, come la chemioterapia, possono essere somministrate nel secondo e terzo trimestre senza gravi effetti sul feto, mentre la radioterapia è generalmente controindicata, come sottolinea Airc, Associazione italiana ricerca sul cancro”. Superata la malattia, le donne possono avere gravidanze sicure, consigliando una attesa di uno o due anni dopo le terapie, sebbene ci sia un rischio lievemente aumentato di parto pretermine, taglio cesareo o basso peso alla nascita. Come prevenzione primaria e secondaria, l’ostetrica promuove l’autopalpazione del seno tra i 20 e i 40 anni e lo screening (Pap test/HPV), anche durante la gravidanza. Gravidanza e allattamento possono offrire un effetto protettivo: allattare almeno sei mesi riduce il rischio grazie alla minore esposizione ormonale e alle modificazioni della struttura mammaria, con una riduzione del 4% del rischio per ogni anno di allattamento cumulativo. Le donne con mutazione BRCA1 – alterazione che aumenta il rischio di tumore – allattando possono dimezzare la probabilità di insorgenza. Le ostetriche forniscono consulenza esperta alle mamme con pregressa diagnosi, considerato che l’allattamento è sicuro avendo superato il tumore, non aumenta il rischio di recidiva e la chirurgia conservativa, anche con ridotta produzione di latte, consente di nutrire il neonato. Il consiglio, in presenza di noduli o segni sospetti in tale periodo, è di non ritardare la diagnosi. “Valorizzare la figura ostetrica è investire sulla salute delle donne, sulla prevenzione, sul supporto alle famiglie, superando disuguaglianze sanitarie per percorsi di cura efficaci e umani”, insiste Vaccari. Una raccomandazione che è un viatico per coinvolgere sempre più questa figura nei percorsi oncologici.

