Cura paritaria dei figli, investimento sul futuro
Congedo paritario, Fnopo: “Bocciatura occasione persa per famiglie e lotta alla denatalità”
Respinta alla Camera la proposta di legge sul congedo parentale paritario, un istituto che equipara entrambi i genitori, padri e madri, nell’assistenza ai figli, che attualmente si configura come congedo di maternità o paternità. Il provvedimento, di cui è prima firmataria la segretaria del Pd Elly Schlein, prevedeva un congedo di cinque mesi per ciascun genitore, con retribuzione garantita al 100% dello stipendio, inclusi gli autonomi e i liberi professionisti, mentre l’attuale sistema copre percentuali della retribuzione variabili tra il 30 e l’80%. Ad annullare le speranze dei partiti di opposizione, è arrivato alla vigilia del voto il parere della Ragioneria generale dello Stato, che ha sentenziato: “provvedimento non verificabile positivamente per copertura finanziaria inidonea”. La relazione dei contabili statali stimava gli oneri necessari pari a 3,7 miliardi nel 2026, che sarebbero aumentati a più di 4,5 miliardi annui dal 2035: un costo insostenibile per le finanze statali. Contro tale bocciatura, si esprime Silvia Vaccari, presidente Fnopo, Federazione ordini della professione ostetrica, a favore del congedo paritario perché da sempre schierata nella lotta contro la denatalità, convinta che la condivisione dei tempi di cura tra madri e padri sia una leva essenziale di equità di genere e di sostegno alle famiglie. ”Garantire a entrambi i genitori periodi di cura per i figli in modo equilibrato non è solo una questione di diritti individuali, ma un investimento sul futuro del Paese e sul benessere delle nuove generazioni”, sostiene Vaccari. L’Aula ha respinto l’emendamento soppressivo della proposta con 137 voti a favore, 117 contrari e 2 astenuti. Le opposizioni avevano chiesto una riapertura dei termini per proporre coperture alternative ai rilievi della Ragioneria, ma la richiesta è stata respinta. “Comprendiamo che le preoccupazioni sulla sostenibilità finanziaria siano legittime, ma riteniamo che rinunciare a una misura che potrebbe favorire la parità di genere, il riequilibrio dei carichi familiari e intervenire sulla denatalità sia un errore di prospettiva – continua la Presidente – le condizioni di vita delle famiglie italiane richiedono risposte coraggiose e orientate all’equità, non rinunce tecniche, specialmente quando si tratta di politiche che possono accompagnare la genitorialità, sostenere la partecipazione femminile al lavoro e incentivare scelte di famiglia consapevoli”. La decisione parlamentare ha suscitato reazioni nel mondo politico e civile, con voci critiche sulla perdita di un’opportunità per modernizzare il sistema di welfare familiare in Italia. Tuttavia, la Fnopo ribadisce la necessità di proseguire nel dialogo istituzionale perché politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità rimangano al centro dell’agenda pubblica ed emergano soluzioni condivise che permettano di realizzare misure di congedo paritario in futuro. (Nella foto: Silvia Vaccari)

