Cup: le nuove, bizantine, regole del Lazio
Cambia la validità delle ricette e si modificano i confini territoriali di offerta delle prestazioni
Non convince nessuno la minirivoluzione delle prescrizioni partita nel Lazio. Da domenica 1° febbraio è cambiato il termine di validità delle ricette bianche, quelle che si prendono in mano chiamando il 9939 del Recup e si leggono all’operatore, scandendo bene numeri e lettere, per prenotare visite ed esami diagnostici oppure si portano direttamente agli sportelli del Cup di Asl e ospedali. La vera sperimentazione è iniziata il 2 e, da un veloce sondaggio effettuato, senza nessun valore statistico, abbiamo rilevato molta confusione tra gli utenti. Ma cosa prevede la ricetta studiata da Rocca e dai suoi esperti per ridurre le liste di attesa? Un artifizio tecnico potremmo definirlo, atto a combattere quella che, stando alle statistiche regionali, è risultata una insana abitudine degli assistiti, molti dei quali secondo il presidente, prenotano le prestazioni oltre il termine stabilito dalle cosiddette “classi di priorità”. Con la validità della prescrizione – fino al 31 gennaio di 180 giorni – si tendeva a non rispettare i tempi indicati dalle citate “classi”, individuate con le lettere U,B,D,P, tradotto: urgente, breve, differita, programmata, con visite ed esami da eseguire rispettivamente entro 3, 10, 30, 120 giorni. Semplificando dal burocratese e andando nel concreto: se un cittadino ha l’urgenza di essere visitato entro 72 ore, gli viene assegnata la classe di priorità “U” urgente, ora deve prenotare al massimo entro dieci giorni, questa è la nuova validità della ricetta e non più quei sei mesi che, stando ai monitoraggi della Regione Lazio, consentivano una certa rilassatezza nella prenotazione, ancorché urgente. Abitudine che, secondo Rocca, avrebbe favorito l’accavallarsi di richieste gonfiando le liste. Così, per le altre classi: la validità del foglietto bianco si riduce a 30 giorni per la visita breve (B) da erogare in 10 giorni; per la Differita (D), da erogare entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per le prestazioni strumentali, la validità passa dai precedenti 180 giorni ai 40 per le visite e i 70 per la diagnostica. Infine, per la classe programmata (P), con visite da erogare entro 120 giorni, la validità della ricetta si riduce da 180 a 130 giorni. Un domino che, come tutte le novità, non tranquillizza i cittadini bisognosi di certezze, specie per quanto attiene alla salute. E le polemiche non favoriscono tale cambiamento: in molti temono di dover moltiplicare la via crucis dal medico di famiglia se, per caso o per mancata prenotazione dati i tempi lunghi dell’offerta sanitaria, la ricetta scade. Un altro quesito sollevato dai cittadini, a cui non abbiamo saputo dare risposta certa è quello riguardante la validità delle ricette emesse prima della entrata in vigore delle nuove regole. Seguono la vecchia scadenza dei 180 giorni o si adeguano alla recente normativa? Secondo noi, se il regolamento non è retroattivo, si va avanti con i 180 giorni ma questo la Regione non lo ha chiarito e, immaginiamo la difficoltà degli operatori Cup, di solito mai perfettamente istruiti, nello stabilire i limiti delle vecchie prescrizioni. Altro rebus riguarda gli “ambiti di garanzia territoriali” ovvero le aree entro cui il Servizio sanitario regionale è tenuto a fornire le prestazioni nei tempi previsti. Mentre prima l’ambito di offerta era l’intera regione, con la deliberazione della giunta regionale del 23 dicembre 2025 numero 1298 “Riduzione della validità delle ricette dematerializzate per le classi di priorità con maggiore urgenza”, allo scopo di snellire le liste di attesa, insieme alla variazione di validità delle prescrizioni, si sono ridefinite le zone di offerta sanitaria, delimitandole alla Asl di appartenenza in prima battuta, per recarsi in caso di difficoltà di prenotazione, in presidi limitrofi o facilmente raggiungibili con il trasporto pubblico. Per la precisione, i nuovi ambiti individuati sono cinque: Centro (comprende le Asl Roma 1, 2, 3); Nord ovest: Viterbo, Roma 4, Centro; Nord est (Rieti e Centro); Sud est (Frosinone, Roma 5, Centro); Sud ovest (Latina, Roma 6, Centro). Insomma, se un cittadino di Latina non dovrà recarsi a Viterbo per una prestazione, non è escluso che un residente a Roma Nord possa arrivare a Ostia per visite o esami che non riesce a ottenere nei pressi della sua abitazione. In sintesi: la montagna ha partorito il topolino.

