“Non ce l’ha fatta Domenico. Alle 9:20 del 21 febbraio la sua vicenda umana si è conclusa, lasciando in tutti noi un senso di profondo sgomento. La storia di questo bimbo, affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa, in attesa di un trapianto che si è trasformato in una tragedia, superato il momento dell’emozione e dell’indignazione, deve indurci a una profonda riflessione. Quanto accaduto non dovrà più accadere e, nell’esprimere il nostro cordoglio, ci stringiamo in un forte abbraccio ai suoi genitori”. La tragedia deve richiamare tutti noi al senso di responsabilità. Non dubitiamo e non abbiamo mai dubitato della scienza e del Servizio sanitario pubblico proprio per questo, riteniamo che si debba fare la massima chiarezza sulla fatale catena di presunti errori che sollecitano alcuni interrogativi. Dobbiamo interrogarci su cosa accadde tra le 9 e le 11 del 23 dicembre all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Perché, partendo dal Monaldi di Napoli, l’équipe si è dotata di un box isotermico inadeguato, privo di dispositivo di controllo della temperatura?” A quanto sembra, anche il materiale per la corretta conservazione dell’organo era insufficiente, tanto da richiedere un’integrazione da parte dell’ospedale di Bolzano, forse quel ghiaccio secco responsabile del danneggiamento, condizione di cui nessuno, tra i sanitari, sembra essersi reso conto se non dopo l’espianto del cuore del piccolo Domenico. Una presunta, grave mancanza di comunicazione, su cui soltanto l’inchiesta in corso potrà fornire elementi certi”. Intanto vengono fuori presunte anomalie e omissioni sulla cartella clinica. E in aiuto a mamma Patrizia, che con la sua dignità e il suo coraggio ha subito lanciato l’idea di una fondazione a nome di Domenico, arriva l’appoggio di Assotutela, da anni impegnata per la difesa dei diritti dei cittadini alle prese con la sanità. “Rivolgiamo un appello alle autorità, affinché si adoperino per stabilire subito la verità, allontanando le ombre che si addensano su un servizio sanitario che resta comunque un’eccellenza – commenta il presidente Michel Emi Maritato – e chiediamo che si continui sulla strada della sensibilizzazione alle donazioni, perché sono tanti i pazienti in attesa”. Così come sono tanti i sanitari ogni giorno impegnati in sala operatoria, che fanno il massimo per ridare la vita alle persone, pur tra mille difficoltà.

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