C’è tanta sanità nel creativo Re Giorgio
Armani si spese in modo particolare per la sanità nel periodo del Covid
C’è una buona parte di Giorgio Armani nella sanità, e viceversa. Non solo perché la prima aspirazione del poliedrico stilista, scomparso di recente a 91, anni fu quella di diventare medico. “Mi sarebbe piaciuto curare i corpi” affermò qualche anno fa e, avendo preso un’altra strada i corpi li ha curati rendendoli morbidi, eleganti, sensuali con i suoi rivoluzionari modelli. La sintonia dell’imprenditore piacentino, milanese di adozione, con il mondo di medici, infermieri, operatori sanitari, si è rivelata in tutta la sua grandezza nel momento più nero per l’Italia: la pandemia da Covid. La sensibilità di Re Giorgio si palesò tutta, in tale occasione, non soltanto con la cospicua donazione di due milioni di euro a favore della Protezione civile e degli ospedali meneghini Sacco, San Raffaele, Istituto dei Tumori, dello Spallanzani di Roma, dei nosocomi di Bergamo, Piacenza e della Versilia, strutture in prima linea per i ricoveri e per la lotta al morbo. Armani fece di più: il 26 marzo 2020 in un comunicato, annunciò la riconversione della macchina produttiva, abbandonando la realizzazione dei suoi iconici modelli per votarsi all’aiuto di un settore, quello degli ospedali, allora in grande difficoltà. Non più le morbide giacche “destrutturate”, gli impeccabili tailleur da donna in carriera e gli scintillanti abiti da sera. Il Paese richiedeva lo sforzo di tutti per fronteggiare la pandemia così, il gruppo Armani iniziò a produrre camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori e mascherine per tutti, unico modo iniziale per difendersi dal cosiddetto “spill over”. E non si è fermato solo a questo il sovrano del Made in Italy: è sua la lettera pubblicata su 60 quotidiani italiani per ringraziare gli operatori sanitari in lotta contro un mostro sconosciuto e insidioso: “È commovente vedervi impegnati nel vostro lavoro con le difficoltà e i grandi sforzi che ormai tutto il mondo conosce e, soprattutto vedervi piangere – riportava la nota – credo che questo sentimento si colleghi al mio desiderio di intraprendere la carriera di medico quando ero giovane e cercavo una mia strada. Tutta la Giorgio Armani è sensibile a questa realtà ed è vicina a tutti voi: dal barelliere all’infermiera, dai medici di base a tutti gli specialisti del settore. Vi sono personalmente vicino”. Parole non certo di circostanza considerato che, poco dopo, Giorgio Armani fece sfilare le sue modelle a porte chiuse, per evitare promiscuità e possibili contagi. E, sebbene non esistano divise sanitarie con il logo della prestigiosa casa di moda, un altro collegamento con i sanitari Armani lo ha realizzato e la notizia è veramente una curiosità. Sempre in nome del design di lusso, sono stati prodotti lavabi e complementi per il bagno, in collaborazione con la società di settore Roca. Sanitari, comunque, con colori metallici e opachi e il mitico “Greige” partorito dalla fantasia del poliedrico stilista.

