Va avanti senza soste nel Lazio, quella che i rappresentanti dell’opposizione in Consiglio regionale, affiancati da storici esponenti della Cgil, chiamano “la rincorsa al taglio dei nastri”. Sotto accusa l’apertura delle case di comunità che, a un mese dalla scadenza del 30 giugno, sarebbero “cattedrali nel deserto” prive di operatori e impossibilitate a fornire i servizi previsti. In un ardito video sui social, si vede la consigliera Emanuela Droghei attraversare il presidio di Palombara Sabina, attivato il 27 aprile scorso dal presidente della Regione Francesco Rocca che, nella ‘perlustrazione’ dell’esponente del Pd mostra effettivamente l’immagine del vuoto pneumatico, instillando grossi dubbi su una riforma della medicina territoriale mai effettivamente decollata. Un provvedimento piovuto sui presidenti di Regione “tra capo e collo”, calato dall’alto, ereditato da decisioni pregresse. Il decreto del ministero della Salute numero 77 del 23 maggio 2022,  governo Draghi ministro Roberto Speranza, non riesce a prendere forma causa blocco delle assunzioni – anche questo datato e replicato da governi di centrodestra e centrosinistra, a partire dal 2005 – e a qualche resistenza corporativa. Tanto da far esprimere il ministro della Salute del governo Conte I Giulia Grillo così sui social: “Medici e infermieri ostaggio della politica. Né i governi di centrosinistra né Berlusconi & c. hanno mai modificato una norma che è una delle cause principali dell’asfissia del sistema sanitario pubblico. Tutto ciò si traduce con il peggioramento dell’assistenza ai cittadini”. E la cosa è sotto gli occhi di tutti ma, all’occorrenza e da ambo gli schieramenti, non si esita a lanciare colpi ferali agli avversari politici. Se poi vogliamo analizzare l’auspicato decollo della medicina territoriale, unico sistema per decongestionare i pronti soccorsi degli ospedali, dobbiamo fare un notevole salto nel tempo. Se ne parla più o meno dall’inizio degli anni Duemila. Ricordiamo la solenne promessa di un ex assessore alla Sanità che nel 2007 a Roma, al Congresso della Cisl annunciò il 2008 come “l’anno della sanità del territorio”. E ancora, sempre in una pubblica assise al Palazzo dei Congressi dell’Eur, un importante esponente regionale, oggi parlamentare, non ebbe alcuna remora a denunciare le lentezze legate alla creazione di presidi sul territorio “perché non danno appalti”. Non si spiegherebbe altrimenti la lunga genesi di questi presunti rimedi all’assalto degli ospedali, la cui idea data almeno dagli anni Settanta, quando a Milano, l’associazione “Medicina democratica” lanciò le “Case della salute”. Idea poi ripresa dall’ex ministro Livia Turco e da lei rilanciata in vari convegni tra il 2007 e il 2008, accarezzata poi nel Lazio dal compagno di partito, il piddino Nicola Zingaretti, anche lui coinvolto nel taglio di qualche nastro delle non rimpiante e mai pienamente realizzate “Case della salute”. Altro che rincorsa alle forbici.

 

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