Ė una istantanea impietosa, quella scattata da Agenas – Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali – organo di supporto tecnico del ministero della Salute che, a nove mesi dalla conclusione dei progetti legati ai fondi Pnrr nel monitoraggio semestrale, dimostra il pieno fallimento del programma per la sanità territoriale, finanziato dall’Europa e supportato dal decreto numero 77 del 2022. In realtà molti esperti, fin dai primi atti legati alla concessione dei due miliardi per realizzare case e ospedali di comunità, avevano espresso perplessità per un progetto che puntava tutto su edilizia e riconversione di strutture esistenti, ignorando completamente il fulcro del problema: la dotazione di personale. Si è comunque andati avanti e a oggi, il dato è sconfortante perché, secondo le rilevazioni trasmesse al ministero dalle Regioni, aggiornate al 30 giugno 2025, delle 1400 case previste soltanto 46 (poco più del 3%) dispongono di tutti i servizi necessari individuati dal decreto in oggetto. In sintesi: medico di famiglia presente nell’arco delle 24 ore festivi inclusi, infermieri di comunità con specifica formazione, diagnostica di base e integrazione con i servizi sociali dei comuni. Un tasto dolente la carenza di professionisti, da sempre denunciata dai sindacati che anche stavolta non si risparmiano. “Senza professionisti rischiamo di avere a disposizione strutture inutili e di mettere in atto un fallimento annunciato” denuncia in un duro comunicato Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, sindacato degli infermieri che incalza: “Servono soluzioni immediate: sbloccare il vincolo di esclusività e aprire alla libera professione, con intramoenia anche per gli infermieri, oltre a un piano straordinario di assunzioni e stipendi dignitosi per fermare la fuga all’estero”. E sottolinea la gravità della situazione dovuta alle iscrizioni in calo  ai corsi di laurea in Scienze infermieristiche e ai numerosi pensionamenti in arrivo, individuando nel Pnrr una “occasione persa e un tradimento del diritto alla salute dei cittadini se non si cambia rotta”. Unico conforto arriva per la Regione Lazio, inserita dai dati del monitoraggio Agenas tra i territori virtuosi, insieme a Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna per aver realizzato tempestivamente un numero di case dotandole di tutti gli standard richiesti. Si pensi che ben 38 delle sole 46 case in regola in tutta Italia, sono ubicate in queste quattro regioni. Non se la passano meglio gli ospedali di comunità per i cosiddetti “ricoveri a bassa intensità”: dei 592 previsti sono attivi solo 153, un quarto del totale. Sarà interessante, al momento della resa dei conti, capire a chi saranno da addebitare le responsabilità di tali ritardi, considerato che il ministro della Salute Orazio Schillaci, interpellato sul tema nel “Question time” del 25 settembre al Senato, in una articolata risposta alla interrogazione della senatrice Susanna Camusso (Pd), ha sottolineato come “il successo di questa trasformazione dipende principalmente dall’impegno delle Regioni. Sono le Regioni le vere protagoniste di questa partita, il ministero fa la sua parte con il monitoraggio costante, il coordinamento nazionale e riforme strutturali, le Regioni devono mettere in campo la capacità progettuale e attuativa”. E mentre il piano legato al Pnrr stenta, il 30 giugno 2026 si avvicina inesorabilmente. (Nella foto: Orazio Schillaci)

 

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