Canova, un ex poliambulatorio che racconta una importante storia. Ė nato mentre un ospedale moriva, sotto la scure degli insidiosi tagli lineari, che hanno massacrato la sanità italiana. Ė il 31 ottobre del 2008, siamo nel pieno centro di Roma, dietro piazza del Popolo. Un antico nosocomio, il San Giacomo in Augusta, portato al massimo fulgore dal cardinale Antonio Maria Salviati – che nel 1593 lo donò alla città vincolandolo a vita a scopi assistenziali – chiudeva per sempre i battenti, nonostante le proteste dei cittadini che ne chiedevano la sopravvivenza, specie dopo l’investimento di 20 milioni per rinnovarlo nei primi anni 2000. (https://www.sireneonline.it/wordpress/fantozzi-in-paradiso-forlanini-nellabisso/). Per compensare la perdita la Regione Lazio, all’epoca guidata dalla giunta di Piero Marrazzo, pensò di supplire con un piccolo poliambulatorio posto sulla stessa strada, di fronte all’antico ospedale che vantava reparti di grande qualità, dall’Ortopedia alla Dialisi, passando per la Diagnostica per immagini e la Cardiologia. Con 2 milioni 441mila e 384 euro destinati all’ambulatorio si pensò di sostituire il nosocomio chiuso ma, in realtà, tale soluzione non decollò mai. E oggi la situazione potrebbe essere completamente ribaltata: l’ex poliambulatorio Canova ha cambiato pelle e, insieme agli omologhi “Monte Sacro” ed “Esquilino”, riconvertito in casa di comunità va a completare il mosaico di interventi che la Regione Lazio sta mettendo a punto per completare il piano di assistenza territoriale legato alle risorse del Pnrr e al decreto del ministero della Salute numero 77 del 2022. A Monte Sacro il consueto menù che accompagna l’attivazione di queste strutture: l’aggiornamento delle tecnologie e strumentazioni, poi gli sportelli polifunzionali per l’integrazione sociosanitaria, i servizi amministrativi per la scelta del medico e il pediatra, il Cup, l’ambulatorio infermieristico e di cure primarie per prelievi, medicazioni, terapia iniettiva, fasciature, stomie e cateteri. assistenza primaria, la continuità assistenziale, l’ambulatorio infermieristico, il servizio di assistenza domiciliare. E la specialistica con la cardiologia, chirurgia vascolare, dermatologia, diabetologia, urologia, fisiatria, ginecologia, neurologia, oftalmologia, pneumologia, poi l’assistenza al terzo settore e alla fragilità psichica, con lo sportello per la prevenzione del disagio. Sui 2360 metri quadrati a disposizione sarà possibile la presa in carico dei pazienti 7 giorni su 7 nell’arco delle 24 ore; nutrito lo staff assistenziale con 79 medici, 36 infermieri, 4 assistenti sociali, 7 fisioterapisti e 2 amministrativi. Il presidio “Esquilino” è un immobile di 2871 metri quadrati, attivo 7 giorni su 7 sempre nelle 24 ore, ha lo stesso identico modello organizzativo della casa di comunità “Monte Sacro” ma varia il target degli assistiti: saranno presi in carico per una assistenza a 360 gradi i rappresentanti delle numerose comunità straniere, che popolano uno dei quartieri più multietnici di Roma, insieme agli studenti fuori sede che frequentano il vicino ateneo de “La Sapienza”. A prendersi cura di loro 91 operatori sanitari, di cui 53 medici, 26 infermieri, 4 assistenti sociali, 3 tecnici audiometristi, un operatore sociosanitario, 3 psicologi e una ostetrica. Nella casa di comunità “Canova”, riadattata con un sapiente restauro che ha rivoluzionato gli spazi collocati negli 850 metri quadrati, saranno attivati nuovi ecotomografi, spirometri, polisonnigrafi, elettrocardiografi, defibrillatori e frigoriferi sanitari, attivi 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno con 21 medici; 9 infermieri e 3 assistenti sociali. L’ambiente sarà abbellito da pareti istoriate e reso accessibile con percorsi facilitati per le persone con disabilità. L’investimento complessivo per le tre case di comunità è di 2 milioni 500mila euro, in parte attinte ai fondi Pnrr in parte a risorse aziendali. La stessa cifra che la Regione guidata da Marrazzo impiegò 18 anni fa per l’attivazione del solo ambulatorio Canova.

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