Casa di comunità, il “primario” è l’infermiere
Tre nuove aperture alla Asl Roma 1 con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il direttore della Asl Roma 1 Giuseppe Quintavalle ed Elisa Gullino, direttore del primo distretto
I detrattori sostengono da sempre che i nuovi presidi territoriali per la salute, sarebbero soltanto vecchi poliambulatori che hanno cambiato insegna e imbiancato le pareti. In realtà, nelle case di comunità, rese attive grazie ai fondi Pnrr e al decreto del ministero della Salute numero 77 del 2022, che riorganizza l’assistenza sanitaria territoriale italiana, il cambio di passo si nota. Anzi, come sostiene da tempo il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca “siamo di fronte a un cambio di paradigma”. Attori principali della gestione delle case di comunità, saranno infatti gli infermieri, in grado di compiere quel salto di qualità che nelle strutture territoriali non si era mai verificato prima: avvicinare i servizi ai cittadini, integrarli con il sociale, rendere la sanità più accessibile, continua e basata sui percorsi di cura personalizzati, superando l’assistenza frammentata. Tutto questo dovrebbe realizzarsi nella casa di comunità inaugurata l’11 dicembre in via Fra’ Albenzio 10, Asl Roma 1, quadrante Prati-Trionfale e primo Municipio, a un passo dal centro di Roma, molto vicino a San Pietro. Comunque, un territorio double-face, in parte popolare, con i residenti delle iconiche case di Innocenzo Sabbatini e un po’ “Ztl”, nel rione Prati, in cui i servizi per la salute sono comunque necessari, considerato il bacino di utenza e l’afflusso notevole, anche di turisti. Non è un caso, che il taglio del nastro della casa che si avvia a compiere i primi passi sia stato affidato dal presidente Rocca a un’infermiera, professionista al centro della nuova organizzazione della sanità territoriale. Una offerta notevole di servizi, in questa appendice dell’antico ed eccellente ospedale Oftalmico di piazzale degli Eroi divenuto, per dirla in linguaggio aeronautico un “Hub”, ovvero presidio attivo sette giorni su sette nell’arco delle 24 ore. L’omonima casa di comunità “Eroi” dovrà farsi carico di un assortito ventaglio di prestazioni: dalle cure primarie con prelievi, medicazioni, terapia iniettiva, fasciature, stomie e cateteri, alle incombenze burocratiche quali la scelta e/o revoca del medico di famiglia o pediatra, la prenotazione di prestazioni al Cup, l’inserimento in Rsa, passando per l’assistenza domiciliare e l’accesso alle reti sociali del volontariato. Particolare attenzione è stata riservata all’accoglienza delle persone fragili, con tanto di sala di ascolto, affidata a psichiatri e psicologi, così come è stata potenziata la dotazione di sofisticate apparecchiature diagnostiche: ecotomografi, elettrocardiografi, spirometri, audiometro, impedenziometro, elettrobisturi, holter cardiaci, pressori, polisonnigrafi e frigoriferi per farmaci e vaccini, perché larga parte dell’assistenza primaria è riservata alla prevenzione, con somministrazione di terapie immunizzanti, screening oncologici, sorveglianza delle malattie infettive. Per quanto attiene alla specialistica ambulatoriale sono presenti l’Angiologia, Cardiologia, Chirurgia Generale, Geriatria, Malattie infettive e Counselling Hiv, Neurologia, Ortopedia, Otorinolaringoiatra, Pneumologia. E per stare al passo con l’accelerazione impressa alla attivazione di case di comunità in tutte le Asl regionali, la Roma 1 ha svelato il suo tris d’assi, inaugurando in contemporanea e da remoto, insieme alla casa degli Eroi quella più periferica di Montespaccato – a ridosso del Gra – con analoghe prestazioni da “Hub” e la casa di Valle Aurelia, individuata come “Spoke”, sempre in riferimento agli aeroporti, lo scalo secondario che comunque, con varie strumentazioni cardiologiche, sarà in grado di potenziare la presa in carico dei pazienti fragili e cronici. L’investimento è pari a 2 milioni 525mila euro, di cui 900mila per Eroi, 650mila a Montespaccato e 975 per Valle Aurelia. Un impegno per l’assistenza territoriale a tutto tondo e una reale integrazione sociosanitaria. (Nella foto: due infermiere con Rocca, Gullino e Quintavalle)

