Bambino Gesù, la Santa Sede ci ripensa
Si fa strada un nuovo, avveniristico progetto su un terreno di proprietà in zona Aurelia
L’immagine colpisce. Più che il progetto di un nuovo ospedale è assimilabile al sogno di un’archistar, di quelli che danno tanto lustro a chi lo ha concepito ma che, all’atto pratico, si ha difficoltà a realizzare. Il rendering pubblicato pochi giorni fa su “Dossier Roma Today” la dice lunga sulle reali volontà della Santa Sede circa la nuova localizzazione del Bambino Gesù. Intenti del tutto diversi dall’ipotizzato trasferimento al Forlanini, soluzione lanciata dall’ex assessore alla Sanità della giunta Zingaretti Alessio D’Amato e accarezzata dal governo Meloni, che sta perdendo velocemente quota rispetto all’avveniristico progetto che porta, comprensibilmente, un nome evocativo: il girasole. Una mega struttura pronta ad accogliere mille posti letto, quattro corpi a forma di elica con facciata stilizzata, un sontuoso ingresso semicircolare che sembra abbracciare i visitatori, vaga suggestione berniniana e poi viali e viali che nascondono parcheggi ben occultati da un sapiente verde di risulta. Il nuovo Bambino Gesù è questo, una mega realizzazione in via di Acquafredda, zona Aurelia un po’ decentrata ma perfettamente congeniale alla vocazione di ospedale pediatrico polo nazionale e internazionale, ben collegato al Grande raccordo anulare. Soprattutto sorgerà su un terreno di proprietà dell’Apsa, società che amministra il patrimonio della sede apostolica, organismo economico della Curia romana che si occupa della gestione del patrimonio economico della Santa Sede. Niente cessione di una parte di Roma, come avverrebbe con il Forlanini, in regime di extraterritorialità, nessuna operazione complicata per acquisire il complesso affidandone la problematica ristrutturazione all’Inail, tantomeno la sottrazione di un bene pubblico alla collettività, che lo rivendica da tempo con veemenza. E c’è una novità, rispetto alla mera ipotesi annunciata sul sito web: sarebbe lo stesso ufficio tecnico del Bambino Gesù ad aver sconsigliato ai vertici vaticani la localizzazione nell’ex sanatorio di Monteverde, ritenendola “non congrua né conveniente”. Da attendibile fonte interna apprendiamo che ci sarebbe un documento ad attestare la lapalissiana verità: investire più di 600 milioni in una struttura salvaguardata da vincoli, che richiederebbe una complessa ristrutturazione e moltissimi anni di cantiere è una operazione a perdere. Perde così consistenza la “Dichiarazione di intenti” siglata l’8 febbraio 2024 tra la Santa Sede e la presidenza del Consiglio dei ministri, nelle persone del segretario di Stato del Papa Pietro Parolin e del sottosegretario Alfredo Mantovano, che individua nel complesso di Monteverde “uno dei luoghi più idonei per la realizzazione della nuova sede del Bambino Gesù”. Uno ma non l’unico e così sarà, anche se i cittadini, riuniti nel comitato “Insieme per il Forlanini” non si fidano e continuano la mobilitazione, con varie iniziative, tra cui una assemblea che il 30 giugno ha celebrato l’anniversario della chiusura ben 11 anni fa, rivendicando l’uso pubblico del bene, con sei proposte concrete: ospitare la cittadella della salute, una Rsa, un centro di riabilitazione, un polo pediatrico insieme alla “Casa del bambino, del genitore e dell’anziano”, riaprendo alla cittadinanza i due teatri, il museo e il prezioso parco, che in questi giorni di canicola sarebbe stato una risorsa impagabile per i cittadini.

