Comincia sotto una buona stella, il 2026 per i cittadini del VI Municipio. Come un dono inaspettato, il 2 gennaio arriva sui social l’annuncio del presidente Nicola Franco: “Da questa mattina alle 7, nel primo giorno lavorativo del nuovo anno, la Casa della comunità di via delle Averle a Torre Maura e la Casa della salute di via della Tenuta di Torrenova a Tor Vergata sono aperte e garantiranno per il futuro i servizi sanitari e socioassistenziali previsti”. Un risultato importante, considerata la battuta d’arresto subita dalle due strutture. Per il presidio di Torre Maura – realizzato interamente con fondi regionali e inaugurato a luglio dopo una veloce e approfondita ristrutturazione – c’è stato qualche ritardo nell’attivazione di tutti i servizi previsti a causa di un accreditamento che tardava ad arrivare, per cause indipendenti dalla volontà delle istituzioni. Trattandosi di un finanziamento non legato alle risorse del Pnrr, i tempi sono slittati rispetto alle previsioni ma questo non ha impedito di collocare fin dal primo momento nella casa di comunità la centrale operativa territoriale (Cot), una struttura deputata al coordinamento dei servizi territoriali e alla gestione delle cronicità. E ora, alla presenza della stessa Cot si affiancano le attività specialistiche, lo sportello dedicato al Punto unico di accesso (Pua) per l’accoglienza e l’orientamento dei cittadini, l’infermiere di comunità, il centro prenotazioni (Cup) e numerosi servizi sociosanitari assimilabili a quelli già attivi nelle case della comunità finanziate dal Pnrr che con queste si integrano. Una storia complessa quella della casa di comunità di via delle Averle, un edificio strappato al degrado e a una ultratrentennale occupazione abusiva grazie alla collaborazione tra istituzioni, VI Municipio in primis che insieme alle forze dell’ordine ne ha ottenuto lo sgombero per procedere, dopo il necessario restyling, alla organizzazione e attivazione dei servizi. Contestualmente, ha riaperto l’ala della Casa di comunità di via della Tenuta di Torrenova interessata dall’incendio dei mesi scorsi, nell’area non sottoposta a sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. La riattivazione della struttura è stata possibile al termine di un articolato e approfondito intervento di bonifica, con la riorganizzazione degli spazi interni, realizzati con l’obiettivo prioritario di tutelare la salute dei cittadini e degli operatori sanitari che quotidianamente svolgono la propria attività nel presidio, garantendo i servizi sanitari e sociali previsti in origine. Una bonifica complessa, considerati i residui dell’incendio, sostanze chimiche e micro-polveri che vanno completamente eradicate dagli ambienti, onde evitare danni alla salute di assistiti e operatori. “Con queste due riaperture e con l’ampliamento dei servizi territoriali – fa sapere la direzione della Asl Roma 2 in un comunicato – si rafforza ulteriormente il modello di sanità di prossimità, confermando la centralità delle Case di comunità come luoghi di presa in carico, integrazione dei servizi e risposta concreta ai bisogni di salute della popolazione”. Così, fin dal primo giorno del nuovo anno, nelle case di comunità e della salute di Roma Est sono attive ben otto funzioni sanitarie delle undici previste. Un buon risultato, considerate le difficoltà legate al reperimento di personale, in primis i medici di famiglia, carenti sul territorio municipale come in tutta Roma. E una risposta alle polemiche, sollevate nei mesi scorsi dal gruppo regionale Pd del Lazio, che aveva accusato la Regione guidata da Francesco Rocca, di badare più ai tagli del nastro che ai servizi.

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