Un immobile fermo dal 2016 riprende vita, per essere destinato all’accoglienza dei cittadini. Si tratta della nuova casa di comunità di Boccea, in via di Val Cannuta 12 e fa parte del più ampio progetto della medicina territoriale, che grazie al decreto del ministero della Salute numero 77 del 2022, ai fondi del Pnrr e della Asl Roma 1, sta a mano a mano arrivando al traguardo dotando l’azienda sanitaria capitolina di ben 14 presidi di prossimità. Sono state attivate, in contemporanea, le omologhe case in zona Cassia e al quartiere Coppedè, una copertura territoriale dal centro alla estrema periferia, assicurata dalla Regione Lazio, con il presidente Francesco Rocca, presente il pomeriggio del 15 maggio a Boccea e videocollegato alle altre due realtà. A fare gli onori di casa il direttore generale della Asl Giuseppe Quintavalle e Sabrina Giuseppetti, presidente del XIII Municipio Roma Aurelio. “Le nuove strutture rappresentano il cuore pulsante della riforma sanitaria territoriale, offrendo servizi attivi nell’arco delle 24 ore, 7 giorni su 7, per garantire continuità assistenziale, diagnosi precoce e presa in carico dei pazienti fragili e cronici direttamente nel proprio quartiere” informa una nota della direzione, che illustra i servizi a disposizione dei cittadini. La struttura di 663 metri quadrati, dispone di un’ampia area esterna, ospita 49 operatori, di cui 33 medici e 12 infermieri e offre una vasta gamma di servizi: dal Ccup alla specialistica ambulatoriale (cardiologia, diabetologia, urologia), fino all’Unità di cure primarie e al punto prelievi. L’investimento è stato di 1,63 milioni tra fondi Pnrr e aziendali. A Coppedè il presidio è organizzato su due livelli per circa 2.600 metri quadrati, con un investimento di oltre 885.000 euro e 89 professionisti sanitari a disposizione mentre nella casa di comunità Cassia è promossa l’integrazione tra sociale e salute, su una superficie di 1.535 metri quadrati, in cui è presente l’associazione “Teatro patologico” da tempo impegnata a coniugare la recitazione con la patologia mentale, modello di inclusione per i più fragili. L’investimento in questo caso ha superato i 950mila euro: tecnologia, umanizzazione e abbattimento delle barriere caratterizzano questa realtà. Le tre case di comunità non sono solo centri clinici ma spazi pensati per il comfort dell’utente. Grazie a un piano di umanizzazione e comfort, gli ambienti sono stati arredati con mobili moderni e pareti decorate. L’innovazione tecnologica è protagonista con il sistema di navigazione “Indoor” per venire incontro a pazienti con difficoltà uditive o altre criticità. Parallelamente, un investimento di 220.000 euro ha permesso il rinnovo totale del parco elettromedicale con nuovi ecografi, spirometri ed elettrocardiografi.

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