Arsenico nell’acqua, c’è un nuovo antidoto
Illustrata dai medici dell’Isde la tecnologia delle “membrane porose”, rapida ed efficace
Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, si celebra ogni anno il 22 marzo. Nella Regione Lazio si presenta sotto i migliori auspici perché è proprio qui che si sta sperimentando una tecnologia innovativa per rimuovere l’arsenico riscontrato nell’acqua potabile dell’area dell’Alto Lazio, precisamente della provincia di Viterbo. Un rischio per la salute e un problema ultradecennale per il territorio, in cui i livelli critici della sostanza sono dovuti all’origine vulcanica dell’area viterbese. Alla contaminazione potrebbe, inoltre, aver contribuito la combustione del carbone e dell’olio combustibile dei grandi impianti energetici di Civitavecchia e Montalto di Castro. La sua presenza nelle acque potabili rappresenta una seria preoccupazione sanitaria per la dimostrata correlazione con patologie molto tra gravi, tra cui le principali malattie neoplastiche, cardiovascolari, neurodegenerative, dismetaboliche, i disturbi della sfera riproduttiva, le malattie del neurosviluppo nei bambini e le patologie cutanee. Per questo l’associazione Isde Medici per l’ambiente – versione italiana dell’International Society of doctors for Environment – da tempo impegnata nel monitoraggio della situazione e nella risoluzione definitiva del problema, si sta impegnando per promuovere proposte concrete illustrate all’assessorato ai Lavori pubblici della Regione Lazio. Nell’ultima riunione del 18 marzo, Antonella Litta, referente per l’inquinamento delle acque a uso umano e Alessandro Cavaliere della sezione romana Isde, hanno ribadito l’utilità della sperimentazione per valutare l’utilizzo di una tecnologia innovativa detta delle “membrane porose”, in grado di decontaminare l’acqua, non privandola dei minerali utili e preziosi per la salute umana, rimuovendo esclusivamente l’arsenico con una capacità di riduzione di oltre il 99 %, in soluzioni acquose modello. La stessa Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) raccomanda una riduzione della concentrazione di arsenico a livelli compresi tra 0 e 5 microgrammi/litro, avendo quale obiettivo, valori prossimi allo zero mentre nell’Alto Lazio l’attuale limite di legge è di 10 microgrammi/litro. La soluzione che consentirebbe di rimuovere oltre il 99% della sostanza senza sottrarre minerali utili dall’acqua, come dimostrato da test di laboratorio, consiste in una membrana porosa contenente liquido ionico con zolfo e gruppi ionici. Tale soluzione consentirebbe inoltre la riduzione delle spese per la gestione della ‘dearsenificazione’ e rappresenterebbe un intervento strategico di prevenzione sanitaria per le tante e gravissime patologie legate all’esposizione cronica alla sostanza. La possibilità di rimuoverla attraverso nuove tecnologie in fase di studio apre nuove strade. Sarebbe auspicabile lavorare per approfondirne l’uso, così da consentirne la produzione su larga scala per fornire una soluzione risolutiva della problematica nelle acque ad uso umano, accorciando i tempi per la messa a regime, al fine di tutelare la salute dei cittadini, da troppo tempo esposti al pericolo.

