Ares 118: “Stop agli interventi dei privati”
Convegno sul presente e futuro dell’Ares 118, azienda in evoluzione
Sono passati più di vent’anni dalla legge numero 9 del 3 agosto 2004, con cui i consiglieri del Lazio istituivano l’Ares 118, Azienda regionale di emergenza sanitaria. Da allora, il servizio di soccorso in emergenza/urgenza di strada ne ha fatta e non solo in senso metaforico. Percorrendo ad alta velocità l’intero territorio – considerando le prestazioni più recenti – nel solo 2024 le ambulanze del 118 hanno gestito più di 500mila interventi, un dato in crescita rispetto ai 483mila dell’anno precedente ma l’aspetto rilevante è relativo alla qualità del servizio e alla sua evoluzione, da mero trasporto di urgenza a trasporto assistito, un’assistenza con tutti i crismi, considerato che l’88% dei casi trattati riguarda situazioni altamente complesse e il 50% di assistiti superano i 60 anni. Un cammino che inizia da lontano, da ben 40 anni fa quando, nel 1994 aprì all’ospedale San Camillo di Roma la prima centrale operativa con il compito di coordinare servizi parcellizzati, dal vetusto Pic, pronto intervento cittadino, al coordinamento dei mezzi di soccorso di tutta la provincia, per arrivare alla creazione di un’unica azienda, prima struttura pubblica italiana interamente dedicata all’emergenza sanitaria, con centrali di appoggio nei capoluoghi del Lazio. Sul piano normativo, fu il Dpr del 27 marzo 1992 “Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza” a gettare le basi di quello che fu un cammino complesso, che vide con la deliberazione numero 1004 dell’11 magio 1994 del Consiglio regionale del Lazio, l’istituzione del “Sistema di emergenza sanitaria Lazio soccorso 118”. E oggi, celebrando i due decenni di vita, si parla dell’Ares 118 come di una rete di intervento in grado di gestire non solo il trasferimento in ospedale di persone soccorse ma servizi strategici, quali il trasporto di sangue e organi, l’assistenza a pazienti con gravi insufficienze cardiache o respiratorie (Ecmo), il trasporto neonatale, il numero unico 116117 per emergenze minori. Una vera e propria azienda di attività trasversali, a supporto del Servizio sanitario regionale, sul cui futuro e possibile evoluzione si è riflettuto nel convegno “Presente e futuro dell’emergenza urgenza” organizzato il 22 settembre a Roma, nell’edificio razionalista del 1937 già Casa della Gioventù italiana, che Luigi Moretti realizzò nel rione Trastevere. Dell’Ares come “colonna portante della sanità pubblica” ha parlato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, intervenuto insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri e ai vertici aziendali. Il presidente ha sottolineato come dietro a tale “sistema efficiente, moderno e capillare, capace di garantire risposte tempestive e sicure in ogni angolo del Lazio” ci siano “migliaia di professionisti altamente formati che sostengono ogni giorno i cittadini nei momenti più critici”, a cui Rocca non ha mancato di esprimere la propria gratitudine. E insieme a Narciso Mostarda, direttore generale dell’azienda votata a salvare vite il cui acronimo – ironia della sorte – richiama il dio greco della guerra figlio di Zeus, il presidente ha puntato sui prossimi traguardi, fatti di investimenti in tecnologia, formazione e riorganizzazione, il cui risultato più atteso, oltre all’assunzione di nuovo personale dovrebbe essere, una volta per tutte, l’assorbimento dei servizi di soccorso dei privati e del volontariato in ambito aziendale.

