La chiamano “seconda fase”, quella che inizia in Medio Oriente dopo impegni tra Stati, documenti, firme e celebrazioni ufficiali. Il momento è delicato perché si tratta di mantenere inalterato il fragile equilibrio che, necessariamente, prende vita dopo complicate trattative che interrompono una lunga scia di odio. Parlano i protagonisti e intervengono coloro che, da sempre, hanno un ruolo attivo in quella martoriata porzione di mondo. Tra questi c’è Foad Aodi, medico, docente, intellettuale e attivista, presidente della Associazione medici stranieri in Italia (Amsi) e al vertice di importanti entità sovranazionali come “Uniti per unire” e “Co-mai”, da sempre in prima linea per la difesa dei diritti umani e la tutela della salute globale. «Ora serve un impegno concreto: la soluzione resta “Due Popoli e Due Stati” –  sostiene il professore – la salute universale è il fondamento della pace. Con la tregua – prosegue – chiediamo alla comunità internazionale di inviare subito aiuti, cure e solidarietà. Non bastano quattrocento camion al giorno, occorre arrivare almeno a mille convogli di aiuti. Gaza non ha bisogno di nuove armi, ma di cure, pane, scuole e dignità. Il 95% degli ospedali è distrutto o fuori uso, mentre 1,5 milioni di persone sono senza casa e oltre 40mila bambini hanno perso almeno un genitore». Aodi apprezza gli sforzi sanitari italiani per questo, invita il Governo a «farsi promotore di una conferenza di pace a Roma con Vaticano, Onu e Paesi arabi, dando voce al popolo palestinese attraverso nuove elezioni libere e democratiche». Infine, un appello fortemente sostenuto dalle associazioni umanitarie: «Si modifichi la normativa che impedisce agli studenti palestinesi con borsa di studio di portare con sé i figli: un gesto di umanità che rafforzerebbe il ruolo del nostro Paese nella costruzione di una pace giusta e duratura». C’è da augurarsi che voci di pace si facciano sempre più ricorrenti e cessino atteggiamenti venati da scetticismo, insieme a manifestazioni di violenza che con la pace hanno poco a che vedere.

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