Antonini, Consulta: “Una sanità sempre più americanizzata”
Il giudice lancia la proposta di una commissione bipartisan per rilanciare il Servizio sanitario nazionale
Sanità italiana massacrata nel periodo tra il 2014 e il 2019, sotto i governi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I e II. Tagli per 40 miliardi di euro, quasi due finanziarie, denunciati dal vicepresidente della Corte costituzionale Luca Antonini, che nel suo intervento del 25 agosto al Meeting di Rimini, ha recitato il De profundis di un servizio pubblico che ha perso totalmente le caratteristiche di equità e universalità. Ha usato un efficace ossimoro, il giudice costituzionale, per descrivere la natura del depotenziamento sanitario: “I tagli alla sanità sono silenziosi, diventano rumorosi dopo anni”. E il risultato è sotto gli occhi di tutti, con un sottofinanziamento complessivo di 37 miliardi, a partire dal 2010 – governo Berlusconi – fino al 2019, che ha prodotto i risultati che tutti oggi lamentano, primo fra tutti la rinuncia alle cure per motivi economici che, ha rilevato Antonini “ha costretto due milioni di italiani a non fruire dell’assistenza”. E non solo di povertà sanitaria ha parlato il vicepresidente della Corte costituzionale ma ha evidenziato il divario tra Nord e Sud Italia, che fa registrare anche 180 giorni di differenza nell’attesa di una visita specialistica. In sintesi, per il giudice, saremmo di fronte a un “sistema sempre più americanizzato dove le cure finiscono per dipendere dal portafoglio. Non è accettabile che un Paese che investe 66mila dollari l’anno per formare un medico – lamenta ancora – perda circa un terzo dei neolaureati entro cinque anni”. E suggerisce una riflessione sull’etica dell’assistenza, portata sempre più “a curare le malattie senza prendere in carico la persona”, sfoderando tutta la competenza del giurista nell’identificare la sanità come “spesa costituzionalmente necessaria, che non può essere sacrificata sull’altare dei conti regionali”. Un sacrificio che non sarebbe determinato tanto dai vincoli imposti da Bruxelles quanto dal definanziamento operato dai governi italiani che si sono succeduti negli anni. Ribadendo la natura del diritto alla salute come fondamentale e universale, il giudice lancia la sua agenda, puntando sulla istituzione di una commissione composta da tutte le forze politiche, con il compito di tracciare un percorso condiviso per preservare l’universalità delle cure. Confidando nell’incremento del Fondo sanitario nazionale, tornato a crescere con i 137 miliardi di euro per il 2025, il magistrato punta su una inversione di rotta, con idee innovative per rimettere in moto un servizio che deve necessariamente vedere i medici al centro del processo decisionale.

