Giornata nazionale della salute della donna, l’Amsi – Associazione medici stranieri in Italia scende in campo e mette al centro il valore della prevenzione. Dalla diagnosi precoce dei tumori femminili ai percorsi nascita, i dati confermano l’efficacia della prevenzione: lo screening mammografico consente una riduzione della mortalità fino al 40% e una sopravvivenza che sfiora il 90% nei casi diagnosticati precocemente, mentre oltre 3,7 milioni di persone vivono oggi dopo una diagnosi oncologica in Italia. Secondo le più recenti indagini Amsi e Umem, Unione medica euromediterranea aggiornate al 30 marzo 2026, il quadro internazionale evidenzia segnali preoccupanti: la pandemia e i conflitti globali hanno determinato un rallentamento degli screening, una riduzione dell’accesso ai servizi sanitari e un aumento delle diagnosi tardive, con impatti significativi sulla salute delle donne e dei bambini. In particolare, nelle aree di crisi – specie in Paesi come Palestina, Libano, Siria, Iraq e Yemen e alcune aree africane – si registra un aumento fino al 42% delle patologie oncologiche legato alla mancanza di prevenzione e strumenti diagnostici, Anche in Europa e in Italia, emergono criticità. In Italia, l’adesione ai programmi di screening mammografico si ferma intorno al 49%, ben al di sotto della soglia europea raccomandata tra il 70% e il 75%, con forti divari territoriali tra Nord e Sud. Tra gli screening quello cervicale si attesta intorno al 46-47%, mentre lo screening per il tumore del colon-retto scende fino al 30-33%: si stimano oltre 50mila casi di tumore non intercettati o diagnosticati in ritardo in un solo anno, anche a causa della scarsa adesione ai programmi di prevenzione. Nel Nord Europa l’adesione allo screening mammografico supera l’80%, mentre in diverse aree del Sud e dell’Est Europa si scende sotto il 30%. La pandemia ha aggravato il quadro, rallentando i programmi di screening e riducendo la partecipazione. Oltre due milioni di donne in Italia non risultano ancora pienamente raggiunte dai programmi di screening organizzati, specie in caso di criticità delle condizioni economiche, del livello di istruzione e in base alla cittadinanza. “Dove gli screening funzionano la mortalità si riduce e la sopravvivenza aumenta in modo significativo. Nei contesti più fragili la mancanza di prevenzione e di strumenti diagnostici ha prodotto un incremento rilevante delle patologie oncologiche”, spiega Foad Aodi (nella foto), presidente Amsi, medico fisiatra e divulgatore scientifico. “Senza prevenzione non esiste salute delle donne: servono programmi strutturali e accesso equo alle cure in ogni contesto” raccomanda il professore. La rete dei medici stranieri, tra cui le organizzazioni Amsi, Umem, Uniti per unire pone perciò la prevenzione tra le priorità assolute delle politiche sanitarie.

 

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