Addio a colui che capì il segreto dell’uomo
Edoardo Boncinelli, attraverso i geni scoprì lo sviluppo embrionale dell’essere umano
Con la scomparsa di Edoardo Boncinelli, la scienza e il pensiero “alto” perdono un importante punto di riferimento. Ė unanime il cordoglio della comunità scientifica e della comunità di intellettuali italiani e non solo. Nato a Rodi il 18 maggio 1941 da genitori fiorentini, si era laureato in fisica all’Università di Firenze, con una tesi sperimentale sulla elettronica quantistica. Si dedicò, in seguito, allo studio della genetica e della ricerca biologica a Napoli e Milano, approfondendo la conoscenza sullo sviluppo embrionale degli animali superiori e dell’uomo. Nel 1985, insieme a collaboratori come Antonio Simeone, scoprì i cosiddetti “geni architetto” omeotici, classe di geni che svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo embrionale degli organismi, coordinandosi con altri geni coinvolti, determinando la corretta sequenza e disposizione degli organi, dirigendo lo sviluppo strutturale del corpo umano. Una scoperta di portata storica nella biologia moderna. Boncinelli ha poi guidato prestigiosi istituti, tra cui il laboratorio di biologia molecolare all’Istituto San Raffaele e il Centro di farmacologia cellulare e molecolare del Cnr a Milano, oltre a ricoprire ruoli accademici a Napoli e alla Sissa, Scuola internazionale di studi superiori avanzati di Trieste. Oltre alla ricerca, si distinse come divulgatore scientifico e saggista: autore di numerosi volumi tra cui “I nostri geni”, “Il cervello, la mente e l’anima”. Proprio con una delle sue opere “L’anima della tecnica” vinse il premio Merck Serono nel 2006, dedicato a saggi e romanzi che rendono la cultura scientifica accessibile anche ai meno esperti. Ha insegnato sia presso le facoltà di Scienze e di Medicina e chirurgia dell’Università di Napoli “Federico II”, sia presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Fu collaboratore del Corriere della Sera che nel 2011, in occasione del 150º Anniversario dell’Unità d’Italia, incluse i suoi scritti tra le dieci opere prodotte da ricercatori italiani da ricordare nella storia della Nazione e curò, per la rivista “Le Scienze”, la rubrica “Appunti di laboratorio”. Nel 2016 ricevette la laurea magistrale honoris causa in Scienze filosofiche all’Università di Palermo. Lungi dal limitarsi alla scienza, Boncinelli si confrontò anche con temi filosofici e culturali: credendo nell’integrazione tra scienze e umanesimo, scrisse saggi sul senso della vita, l’etica, la mente, tra cui, nel 2010 “Lettera a un bambino che vivrà 100 anni” sulle nuove frontiere della genetica, l’autobiografia “Una sola vita non basta. Storia di un incapace di genio” nel 2013 e “Contro il sacro. Perché le fedi ci rendono stupidi” nel 2016. Appassionato grecista, nel 2008 Boncinelli ha pubblicato una raccolta di lirici greci classici: 365 liriche, una per ogni giorno dell’anno. Lo ricorda con parole di stima e affetto Paolo Gasparini, presidente Sigu, Società italiana di Genetica umana, che nel sottolineare “la grave perdita per la comunità scientifica italiana e internazionale” ne evidenzia “il rigore, la chiarezza, il coraggio intellettuale. Ci auguriamo che Dado – così Gasparini e i colleghi chiamavano lo scienziato – pur non presente tra noi rimanga a lungo con le sue pubblicazioni, i suoi scritti e il suo esempio, come faro per le nuove generazioni di genetisti”. Ed è inoltre importante il messaggio di speranza che ci lascia, se ci si riferisce alla grande scoperta dei geni, detti colloquialmente “architetto”, che maturò conversando con un collega, ovvero: spesso le grandi intuizioni nascono nei momenti più inaspettati. A riprova di quanto talento si nasconda nell’istinto.

