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Obbligo vaccinale: storia ed evoluzione

4 Settembre 2021 nessun commento

Sarà l’incontro di lunedì 6 settembre, tra Confindustria e sindacati, a mettere sul tavolo il tema dell’obbligo vaccinale, per spingere il governo a promulgare una legge in tal senso. L’imposizione della puntura per tutti è diventata argomento centrale dell’esclusivo Forum Ambrosetti, in cui ogni inizio di settembre, dagli anni Settanta il gotha italiano della finanza si confronta con il mondo della politica, sborsando considerevoli cifre intorno ai 15mila euro quale biglietto d’ingresso, oltre i 20mila di iscrizione annuale. Non c’è stato industriale o ministro presente nella splendida Villa Erba di Cernobbio, che non abbia rilasciato dichiarazioni a favore della tassatività della inoculazione del farmaco che protegge dagli effetti più devastanti del Covid. E subito, l’algoritmo che condiziona i media si è messo in moto, alimentando il mainstream che vorrebbe il presidente del Consiglio Mario Draghi orientato con nettezza verso tale soluzione, che prima di diventare effettiva ha bisogno di numerosi passaggi, dalle autorizzazioni definitive dell’Ema alla discussione di apposita legge in parlamento, passando per l’ulteriore definizione delle misure di indennizzo da eventuali danni derivati dalla somministrazione. Il summit sul lago di Como ha in realtà un precedente nella nota inviata via mail il 1° settembre allo stesso Draghi, dai segretari generali dei sindacati Cgil, Cisl, Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e PierPaolo Bombardieri, in cui nell’ultimo paragrafo si legge: “Le ribadiamo il nostro assenso a un provvedimento che, in applicazione della nostra Carta, il Governo decida di assumere, finalizzato a rendere la vaccinazione obbligatoria quale trattamento sanitario per tutti i cittadini del nostro Paese.” Un Paese che, insieme a quelli dell’ex blocco sovietico, è tra i primi in Europa per numero di vaccinazioni obbligatorie. La storia parte nel 1888 con i provvedimenti di Francesco Crispi sull’antivaiolosa di massa, va avanti Benito Mussolini nel 1939 con l’antidifterica per i bimbi nei due primi anni di vita.  Ulteriori obblighi arrivano negli anni Sessanta, con l’antitetanica nel 1963 e l’antipolio nel ’66. Nel 1991 è la volta del vaccino antiepatite B, imposto dall’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Una vicenda che ebbe un risvolto giudiziario con la condanna, passata in giudicato dalla Cassazione, dello stesso e del capo del settore farmaceutico del dicastero Duilio Poggiolini, per aver incassato 600 milioni di lire dall’azienda Glaxo-Smith Kline, unica produttrice del vaccino Engerix B. Da ultimo, l’obbligo vaccinale imposto nel 2017 dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che con la legge 119 ribadisce il vincolo, per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni, per l’antipoliomielitica; antidifterica; antitetanica; antiepatite B; antipertosse; anti Haemophilus Influenzale tipo B; antimorbillo; antirosolia; antiparotite; antivaricella allineandoci, per numero di inoculazioni obbligatorie a Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Fonte: Eurosurveillance, 2012

(Nella foto: Beatrice Lorenzin e Nicola Zingaretti a una cena di Federfarma nel 2015)

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