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Cisl Medici Lazio: “sulle mascherine la Regione tace”

6 Aprile 2021 nessun commento

Mascherine: la storia infinita. Dalla drammatica carenza di inizio pandemia, alla fornitura di dispositivi inadeguati o peggio, pericolosi. Ė quanto da tempo denuncia il segretario generale della Cisl Medici Lazio Luciano Cifaldi, che dallo scorso anno non fa altro che inviare mail, pec e diffide agli organi competenti senza avere alcun riscontro. “For Medical Use Prohibited” è la dicitura impressa su migliaia di confezioni della protezione facciale dal Covid-19, peccato però che le stesse siano state inviate in grande quantità nei presidi ospedalieri e destinate ai sanitari, così il responsabile dell’organizzazione sindacale medica, a tutela della salute dei propri iscritti e di tutti gli operatori del settore ha iniziato una battaglia a colpi di posta elettronica certificata che ha visto l’ultimo avviso inviato a una imperturbabile Regione Lazio il 5 aprile scorso. Lo stesso segretario Cisl ha ribadito nel suo scritto “di aver affrontato più volte la problematica della sicurezza degli operatori sanitari, nell’ordine: con mail pec dell’11 marzo 2020 indirizzata a vari soggetti istituzionali avente a oggetto la richiesta di dotare di dispositivi di protezione Individuali Ffp2 e/o Ffp3 gli operatori sanitari, unita alla necessità di valutare la possibilità di eseguire tamponi al personale venuto in contatto con soggetti Covid 19 positivi”. A questo primo scritto sono seguite altre comunicazioni, quella del  17 marzo 2020 è addirittura un atto di significazione diffida con lo stesso oggetto della precedente comunicazione, cui ha fatto seguito il 23 marzo dello stesso anno una ulteriore pec con l’invito a ottemperare agli obblighi derivanti dal decreto legislativo 81 del 2008 relativo alla salute e sicurezza sul lavoro. Con l’invio dell’ultima mail del 5 aprile, Cifaldi chiede chiarimenti circa “la conformità dei dispositivi di protezione nel contrasto alla diffusione del contagio da Sars CoV2”. L’ennesimo tentativo a tutela di una categoria che da inizio pandemia ha visto troppe morti per poter restare in silenzio su una imperdonabile leggerezza a danno di chi si trova a combattere in prima linea.    

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