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Fials: con Covid la fine del servizio sanitario regionale

21 Novembre 2020 nessun commento

“Da tempo stiamo denunciando la demolizione del Servizio sanitario regionale ad opera della Giunta Zingaretti. La disposizione del governatore G12910 del 3 novembre scorso parla chiaro, stabilendo di “privilegiare rapporti di collaborazione tra aziende, enti del servizio sanitario regionale e strutture sanitarie private accreditate e non, per l’ospitalitĂ  dei percorsi chirurgici no Covid-19”. Lo dichiara in una nota la segreteria provinciale del sindacato Fials di Roma riferendosi alla chiusura e/o trasformazione di interi reparti di attivitĂ  specialistica chirurgica delle strutture sanitarie pubbliche in padiglioni Covid. “Ci chiediamo – insistono i sindacalisti – se sia possibile o meno ospitare nei reparti chirurgici malati infettivi, non esistendo alcuna disposizione in ordine a eventuali verifiche per appurare l’applicazione di disposizioni di sicurezza pubblica e di rispetto dell’igiene ambientale”. Tutto fa capo all’ordinanza numero 65 del 5 novembre, con cui il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha disposto la chiusura delle chirurgie per adibirle all’assistenza ai contagiati da coronavirus. “La politica sanitaria perseguita dalla Regione – continua la nota – produrrĂ  effetti devastanti sulla tenuta del sistema sanitario pubblico che si vede togliere attivitĂ  specialistiche chirurgiche di importanza vitale, spostandole, nel silenzio totale, nelle cliniche private. Sono molti i direttori generali di Asl e ospedali impegnati a reperire strutture accreditate disponibili a ospitare tali discipline sottratte alle strutture del servizio sanitario regionale per ospitare pazienti Covid”. I sindacalisti si dichiarano inoltre stupiti per la poca trasparenza di tali operazioni “buona parte degli operatori è all’oscuro di tutto – tuonano – mentre sotto i loro occhi procede rapidamente l’impoverimento dell’offerta assistenziale per le patologie diverse da Covid-19, con danni a tutt’oggi non quantificabili. “Riteniamo il privato integrativo all’offerta pubblica, non sostitutivo – chiosano – ma in questo caso si sta ribaltando la situazione, con grave nocumento per i pazienti e gli operatori, in un regime di assistenza poco chiaro”.

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