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Corrotti: “i misteriosi numeri dell’Asl Roma 5”

21 Novembre 2020 nessun commento

Covid-19 e tracciamento dei positivi: la rete “Coronet” istituita dalla Regione Lazio ha fatto flop. Questo, in sintesi, il testo dell’interrogazione numero 462 del 12 novembre, presentata da Laura Corrotti, consigliere regionale della Lega. E questi i fatti: la rete Coronet – gruppo di laboratori regionali altamente specializzati per la diagnosi della Sars-Co-V2 – ha quale compito istituzionale, l’invio dei dati dei tracciamenti agli amministratori locali per una analisi epidemiologica sull’andamento dell’infezione. Nello scorso mese di agosto, l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato elogiava sulla pagina Facebook istituzionale l’attività del team di specialisti. “La Rete Coronet del Lazio sta dimostrando proprio in queste ore la sua efficacia avendo di fatto raddoppiato la sua capacità secondo l’andamento epidemiologico e riuscendo pienamente a stare negli standard di efficienza del monitoraggio ministeriale raggiungendo performance eccellenti nel contact tracing” si legge in un post ma, evidentemente, all’aumento delle necessità della collettività qualcosa non è andata per il verso giusto. “In un momento di emergenza come quello attuale è inspiegabile come da parte della Asl Roma 5 venga a mancare la trasparenza necessaria dalla struttura che decide, da un giorno all’altro, di non comunicare più ai sindaci il numero giornaliero dei positivi al Covid-19”, è scritto nell’interrogazione e i media danno grande risalto alla notizia secondo cui sarebbero spariti 1000 positivi “che attualmente sarebbero ancora in quarantena o liberi di circolare”, con quale pericolo per la comunità è facile immaginare. Sembra che l’alto numero delle richieste, con la trasmissione ai sindaci di 70 comuni abbia determinato il tracollo di un sistema che sembrava inappuntabile. E non finisce qui. “Si registrano ancora discordanze tra le realtà che vivono quotidianamente i territori – scrive Corrotti in una nota – nei dati forniti dalla Asl Rm5 a cui si aggiunge il caso dell’ospedale di Subiaco”. Una struttura declassata dal decreto 80 del 2012 da sede di pronto soccorso a ‘presidio in zona altamente disagiata’, che ha subito un taglio del 47% dei posti letto, distante decine di chilometri dal più vicino ospedale di Tivoli e in cui sarebbero comparsi, sembra all’insaputa della Regione Lazio, 10 posti letto Covid nell’ex reparto di chirurgia, con 4 decessi di anziani, il tutto ancora una volta senza “tracciamento” e senza atti ufficiali previsti dall’ordinanza del presidente Nicola Zingaretti.  

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