Ambulatorio del Gemelli, una sfida per San Basilio

La scelta è caduta su un nome ridondante, nell’immancabile inglese: “Gemelli Medical Point”. Un avveniristico centro specializzato, in vetro e acciaio, “prima struttura ambulatoriale esterna”, tengono a precisare sul sito web, con una équipe di esperti del policlinico di Pineta Sacchetti, inaugurato il 26 ottobre 2019. Laboratorio, diagnostica, visite specialistiche, il tutto in regime privato, si sottolinea, in un edificio che si sviluppa su una superficie di 500 metri quadrati, dedicati interamente ad attività sanitaria. Tre sono le aree di intervento: diagnostica per immagini effettuata a mezzo di Tac a 64 strati a basso dosaggio, risonanza magnetica ad alte prestazioni anti claustrofobia, radiologia a tavolo telecomandato. E ancora mammografo di ultima generazione, Moc (esame di controllo per osteoporosi), tre ecografi di cui uno specializzato per ginecologia, laboratorio analisi cliniche con metodiche ad alta tecnologia, Check up clinici in varie specialità e percorsi diagnostico/terapeutici personalizzati. Tutto quello a cui un cittadino medio che si rivolga alla sanità pubblica non potrà mai accedere. Il paradosso è che l’avveniristica struttura è stata aperta in uno dei quartieri più problematici di Roma: San Basilio, periferia nord-est. Con analisi a prezzi di “privato sociale” ossia al costo del ticket o, in alcuni casi più bassi del ticket, si legge sulla pagina facebook. E magari, altre prestazioni che i residenti non potranno mai permettersi. Una astuta strategia di marketing: fidelizzare il cliente con offerte accattivanti per le prestazioni più semplici, per poi coinvolgerlo nella diagnostica più sofisticata, qualunque sia il prezzo. Sanità “Modello Lazio”, quella per cui il presidente Nicola Zingaretti e l’omologo lombardo dell’epoca Roberto Maroni, siglarono un protocollo d’intesa per “l’avvio di una fase di studio e di confronto tra i due sistemi sanitari regionali, nell’ottica della promozione e della valorizzazione di un’azione sinergica per la tutela della salute”. Era il 2014, con Zingaretti appena eletto e una intesa che, oltre a implementare il sistema del numero unico 112 del Lazio sulla scia di quello lombardo, prevedeva “regole per la gestione delle liste di attesa”. Le liste di attesa sono rimaste tali e quali ad allora, se non peggiorate. In più, ci troviamo numerose strutture private, di cui molte a carattere “confessionale” attivate, che fanno da contraltare ai numerosi presidi di sanità pubblica chiusi o ridimensionati. E se a “un Gemelli che guarda al futuro” – è lo slogan di presentazione del nuovo ‘hub’ ambulatoriale – si contrappone una collettività che guarda a un presente privo dei servizi sanitari essenziali, si incorre come minimo in una denuncia penale. Ė quanto accaduto il 25 giugno scorso a una ventina di rappresentanti del “Coordinamento cittadino sanità”, che raggruppa una serie di partiti e movimenti di sinistra, contrari allo smantellamento della sanità pubblica in favore del privato. Per aver distribuito volantini di fronte all’”hub” di via Pollenza, sono stati identificati dalle forze dell’ordine subito accorse sul posto e tre di loro sono incorsi in un procedimento penale con l’accusa di “manifestazione non autorizzata”.  

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