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Sanità, stop al commissario. Questa volta è vero

22 Luglio 2020 nessun commento

“È fatta! Dopo 12 anni il Lazio è fuori dal commissariamento della sanità. Ora assunzioni e investimenti per ospedali, ambulatori e servizi sui territori. Una vittoria storica”. Questo l’annuncio di oggi, 22 luglio, di Nicola Zingaretti e questa volta è vero. Il commissariamento fu avviato nel luglio 2008, causa pauroso deficit sanitario e a mano a mano, si è lavorato per rimettere a posto i conti, con risultati molto lenti ad arrivare. Un provvedimento auspicato la prima volta nel 2013, con la speranza di tornare alla gestione ordinaria entro quella legislatura; sono seguiti altri annunci almeno uno l’anno, in cui la fine del commissariamento sembrava sempre a portata di mano. E adesso, grazie alla Ue che presta risorse, il governo amico e la congiuntura favorevole, il presidente può tirare un sospiro di sollievo. Di “buongoverno di Zingaretti, che ha agito nell’interesse dei cittadini” parla il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, compagno di partito e grande tessitore di questa trama che dovrebbe condurre i servizi sanitari del Lazio a una gestione più oculata. Il settore si trova in una situazione difficile e con le copiose risorse europee si spera di potenziare i presidi territoriali, attuare programmi di prevenzione, proporre investimenti, stabilizzare i numerosi dipendenti precari. A medici e infermieri del Lazio va il pensiero del vice presidente regionale Daniele Leodori, che attribuisce il buon risultato alla abnegazione e ai sacrifici di questi ultimi specie durante l’epidemia di Covid-19. Alla comprensibile euforia di Zingaretti e del suo staff, primo fra tutti l’assessore alla sanità Alessio D’Amato, fanno da contraltare alcuni commenti sulla pagina facebook del governatore, da cui traspare molto scetticismo. Interviene anche Rino Giuliani, storico rappresentante Cgil che incalza l’amministrazione regionale: “Questa volta, mi pare, non dovrebbe trattarsi come negli anni scorsi, di un annuncio di cose fatte che fatte poi non erano. Non provo sentimenti di partecipazione all’enfasi né sensazione di vittoria per un procedimento (chiuso) che nei dodici anni ha visto solo un risanamento finanziario lacrime e sangue per cittadini e operatori”. Giuliani insiste sul decreto che ha tagliato i posti letto, con ospedali scomparsi o ridimensionati, che avrebbero potuto essere riconvertiti in strutture sociosanitarie territoriali e invece sono abbandonati e senza alcun progetto accettabile. Si parla della desertificazione dei servizi nelle province del Lazio e delle case della salute, a testimonianza di gap assistenziali irrecuperabili. Così per la prevenzione, i cui dipartimenti sono sviliti, la loro azione inefficace, come l’integrazione sociosanitaria, che dovrebbe essere un pilastro del sistema di assistenza ma è rimasta al palo. “Seguendo oggi la pagina facebook – conclude Giuliani – si colgono le moltissime criticità della sanità regionale e le responsabilità politiche. Non si percepisce la voglia di cambiare da parte della Regione, che mostra la volontà di conservazione di un modello sanitario che a giudizio di tantissimi ha fatto il suo tempo. Ė ora di una sanità pubblica di tutti, qualificata e potenziata”. Nei programmi di Zingaretti e affini le buone intenzioni sembrano esserci tutte.

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