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Coronavirus: “stop allarmismo, guardiamo i dati”

24 Febbraio 2020 nessun commento

Mentre il governo si impegna a emanare norme per il contenimento del Covid-19, più noto come coronavirus, la comunità scientifica si interroga sulla misteriosa affezione e su come contrastarne la diffusione, che vede l’Italia quale nuova Cina, terza nel mondo per casi di persone colpite.

Promossa dall’Associazione “Giuseppe Dossetti: i valori”, lunedì 24 febbraio, presso l’aula dei gruppi parlamentari, si è svolta la tavola rotonda “Coronavirus: dubbi, certezze e fake news”, un interessante confronto tra infettivologi, igienisti, dirigenti sanitari, medici di famiglia, associazioni di cittadini, economisti, parlamentari, universitari, psicologi, giornalisti, che oltre agli aspetti sanitari e assistenziali, hanno messo a fuoco i risvolti comunicativi, sociali, economici della patologia. Un evento a cui hanno presenziato i membri della comunità cinese in Italia – tra cui la consigliera delegata Xuan Zheng in rappresentanza dell’ambasciatore cinese Juhnua Li e l’avvocato Lifang Dong, presidente di Silk Council – per rafforzare un rapporto tra Italia e Cina che i risvolti del virus sembravano aver appannato. “In Cina abbiamo sviluppato immediatamente una campagna di sensibilizzazione – ha esordito la battagliera Lifang Dong – a cui i cittadini hanno risposto manifestando grande responsabilità”. La giovane legale ha sottolineato inoltre l’importanza dei legami economici tra i due Paesi, rammentando che proprio nel 2020 ricorre il 50esimo anniversario dell’avvio delle relazioni. Copiosi investimenti che il panico diffuso a livello mondiale rischia di mettere in ginocchio. Momento centrale del convegno, l’intervento di Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Sita (società italiana di terapia anti-infettiva) che, dati alla mano, ha dimostrato quanto sia infondato l’allarmismo generato dall’infezione da Covid-19, patologia che “ha provocato finora decessi in persone con situazioni di salute già gravemente compromesse”. Ulteriori raffronti sono possibili con i numeri che, tabelle alla mano, l’infettivologo ha illustrato alla numerosa e attenta platea. “Nell’85-90% dei casi l’infezione decorre in maniera blanda. Nel 10-15% dei casi in maniera più grave e solamente nel 5% in maniera critica (articolo pubblicato dalla John Hopkins University). Il tasso di letalità (numero di morti su numero di infetti) rimane al momento (al di fuori della Provincia di Hubei in Cina) inferiore all’1%. Non possiamo definire questa una epidemia” ha precisato Bassetti, confrontando i dati di mortalità rispetto ad altre patologie infettive e all’influenza N1H1 del 2009, una tra le più virulente. “Gli infettivologi sono pronti” ha rassicurato lo specialista, evidenziando il disorientamento dei cinesi sorpresi dalla prima incontenibile esplosione dei contagi e illustrando le possibilità di cura in Italia con farmaci antivirali o specialità già usate contro affezioni similari quali la Sars o la Mers. Superfluo ribadire l’inutilità della mascherina come mezzo di protezione dal contagio – avrebbe soltanto funzioni contenitive per soggetti già malati – e l’impellenza di dotare i medici di famiglia di “dispositivi di protezione individuale” di cui sarebbero, a tutt’oggi sprovvisti come denunciato da un medico intervenuto. Così come in alcuni presidi situati nelle zone focolaio dell’infezione, sarebbero terminati i kit per il tampone faringeo, esame rivelatore della positività e i cosiddetti numeri telefonici dedicati – leggasi 112 – non sarebbero di così immediato accesso per i cittadini.   

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