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La salute dei migranti ai raggi X

15 aprile 2019 nessun commento

Convegno a Palermo su prevenzione, cura e false notizie relative alle condizioni degli stranieri

“I migranti in Italia sono circa 6 milioni ma i livelli e le modalità di assistenza sanitaria a questi riservati sono difformi e di difficile tracciabilità”. Lo ha sostenuto Piernicola Garofalo, endocrinologo degli ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, responsabile scientifico del convegno “Migranti e salute: tra prevenzione, cura e fake news” svoltosi il 21 marzo nel capoluogo siciliano, promosso dalla Associazione Medici Endocrinologi. “Vogliamo evidenziare aspetti cruciali dell’intero processo assistenziale – ha aggiunto lo specialista – per stilare una mappatura delle specificità dei bisogni di salute di questo 10 per cento di popolazione”. I relatori hanno puntato sulle necessità di cura e l’importanza di “informare la collettività sulla potenziale trasmissibilità delle condizioni morbose degli immigrati”. Dall’assise è partito un programma che prevede varie iniziative assistenziali. Uno studio dell’Università Bocconi di Milano, coordinato dal docente di Economia Politica Carlo Devillanova, ha messo a confronto gli accessi a medici di base, specialisti, ospedali e posti di pronto soccorso di immigrati e italiani. I dati dell’indagine, denominata “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, condotta tra gli immigrati in base alla cittadinanza e al paese di nascita, hanno evidenziato i percorsi sanitari dei soggetti cosiddetti “di seconda generazione”. Queste persone hanno il 45 per cento di probabilità in meno di accedere a prestazioni specialistiche e il 45 per cento in più di possibilità di accesso al pronto soccorso; ricorrono meno degli italiani agli specialisti ma, nel 60 per cento dei casi si fanno curare in ospedale. Le barriere non sono di tipo economico ma legate alla mancanza di informazione, alla complessità dell’apparato burocratico, a problemi linguistici. Quasi il 37 per cento delle donne immigrate non ha fatto una diagnosi prenatale poiché non informata sulla sua esistenza.

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