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San Giacomo, la Regione è decisa a venderlo

14 gennaio 2019 nessun commento

Quotazione di 61 milioni per un immobile di prestigio nel centro storico di Roma. Monta la polemica

Anni di abbandono, polemiche, incertezze. Ora la Regione Lazio ha deciso: si vende l’ex ospedale San Giacomo, a 61 milioni di euro. La notizia lascia sconcertati migliaia di cittadini, primi fra tutti gli eredi del cardinale Antonio Salviati che nel 1339 fondò il nosocomio da destinare agli incurabili, rifiutati dagli altri ospedali. E monta la polemica. Le prime voci di dissenso arrivano dal Campidoglio, che nel 2018 votò una mozione contro l’alienazione e per la riapertura della struttura da destinare alle emergenze del centro storico, su cui grava una popolazione residente e lavorativa di circa 400 mila persone al giorno. Dopo una indagine della Corte dei conti, relativa a un presunto danno erariale per i costi derivanti da dieci anni di abbandono e, soprattutto per le cospicue spese di ristrutturazione effettuate pochi mesi prima della chiusura, la Regione assume tale impopolare decisione che era nell’aria da anni. è del 16 gennaio 2015 l’articolo del quotidiano economico Milano Finanza, per cui la “Regione Lazio vuole permutare immobili di pregio”. Non si conosce l’effettivo risparmio realizzato dalle casse della Pisana, con la chiusura della struttura il 31 ottobre 2008. Di certo si conoscono le spese del non utilizzo: oltre 150 mila euro l’anno, di cui 57 mila per utenze – alcune dismesse nel 2013 – 43 mila per il servizio manutentivo, 800 mila per la manutenzione straordinaria, 25 mila per apparecchiature, una tac e una risonanza trasferite all’Eastman e al Nuovo Regina Margherita. Senza calcolare i costi in termini di salute e mancata assistenza per migliaia di cittadini. Di fatto la perdita di un punto di primo intervento di tale importanza pesa sulla sanità romana, gravata da una carenza di posti letto, con una media di 3 su mille abitanti, contro i 5 dell’Unione europea. Intanto si prepara un ricorso, legato al vincolo di destinazione d’uso datato 1601 e alla cifra irrisoria di alienazione, per cui viene facile, più che a un guadagno, pensare a una “svendita”.

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