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Malasanità in uno spot ed è bufera

14 gennaio 2019 nessun commento

Intervento del ministro Giulia Grillo, l’Ordine dei medici incontra il Consiglio forense il giorno 16

“A tutti può capitare di sbagliare e purtroppo accade anche negli ospedali…”. Le parole pronunciate da Enrica Bonaccorti, in uno spot ripetuto ossessivamente nel mese di dicembre sulle reti Rai e Mediaset hanno scatenato la bufera. Immediata la risposta dei medici, che reputano il messaggio pubblicitario fuorviante e rischioso, contrario alla dignità della professione. Sotto accusa la società di Treviso che fornisce in tv e in radio indicazioni per le richieste di risarcimento. “Errori medici, no a deriva affaristica” hanno ribadito Antonio Magi e Pier Luigi Bartoletti, presidente e vice dell’Omceo, ordine di Roma e provincia, così come i vertici nazionali, che con il presidente della Federazione Filippo Anelli rivendicano un codice etico in grado di disciplinare pubblicità e informazione sanitaria. Per questo, il 16 gennaio ci sarà un incontro con il Consiglio dell’Ordine degli avvocati. Il Coas, sindacato dei medici ospedalieri, sostiene che lo spot “peggiora un clima già pesante e avverso”. La Rai, su richiesta dell’Ordine ha sospeso gli spot, altrettanto non hanno fatto le reti Mediaset, La 7 e Sky tv e la polemica non risparmia i siti web. Anima la discussione Guglielmo Pepe, giornalista fondatore del supplemento Salute di “Repubblica” che sul proprio blog sostiene “mi riesce difficile trovare il messaggio pericoloso, allarmistico o accusatorio nei confronti dei medici considerato che dimostrare l’errore e il danno subito è molto difficile e quasi sempre è la vittima a uscire perdente dal giudizio”. Concordi con il blogger i cittadini, polemici i camici bianchi, tra cui Giuseppe Lavra già presidente Omceo, che reputa la disamina “apparentemente logica ma in realtà qualunquista e indicativa di scarsa conoscenza del pianeta sanità”. Il dibattito non è destinato ad esaurirsi: l’Istituto di autodisciplina della pubblicità, interpellato dalla Rai ha archiviato il caso ritenendo il messaggio diffuso non fuorviante o allarmistico ma meramente informativo, lasciando alle aziende la decisione sulla messa in onda.

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