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Cassazione, una sentenza mette in discussione la vendita degli ospedali del Lazio del 2002

4 agosto 2017 86 views nessun commento

Cartolarizzazione, o contratto definito pomposamente “sale and lease back”. La complessa operazione con cui la giunta regionale – guidata tra il 2000 e il 2005 da Francesco Storace – mise sul mercato 56 ospedali vendendoli tramite una società partecipata regionale, la Sanim,ricevendone in cambio liquidità e riprendendo gli stessi in affitto, potrebbe essere messa in discussione dal una recente sentenza della Corte di Cassazione, la 16646 depositata il 7 luglio scorso. Nell’atto si affrontano le caratteristiche di tale tipo di contratto, in relazione alla impugnazione di una sentenza del Tribunale di Brescia con cui era stato annullato un rapporto dello stesso tipo. Secondo la Corte, la vendita di un bene immobiliare a una società finanziaria che ne paga il corrispettivo(proprio il caso della Sanim)per poi cederlo in locazione alla stessa venditrice (ovvero la Regione Lazio) che versa periodicamente canoni dileasing, di solito a durata trentennale con la facoltà di riacquistare – a fine contratto – la proprietà del bene alienato, ha scopo di leasing e non di garanzia. Se ne è mai reso conto qualche amministratore della Regione Lazio? Se per analogia, la decisione fosse applicata anche alla rischiosa operazione finanziaria, cosa accadrebbe alle disastrate casse regionali? Soprattutto, c’è da riflettere sui rischi che corrono i nostri ospedali, già falcidiati da un piano di rientro dal deficit “lacrime e sangue”.

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