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Chiamata alla lotta nella sanità senza futuro

15 marzo 2017 nessun commento

Sanità: Fp-Cgil, sit-in e flash mob nei Pronto soccorsoAssemblea sindacale il 23 marzo poi lo sciopero. Il Lazio avrà l’assessore alla sanità solo nel 2019

Sanità pubblica: ultima chiamata. Il 23 marzo con la convocazione degli “Stati generali”, assemblea aperta alle associazioni di settore e alla cosiddetta società civile, i sindacati medici e di comparto faranno il punto sullo stato dell’arte, per scongiurare la possibilità di dire addio al sistema universalistico di assistenza. A tanto si è arrivati, dopo lo studio condotto da Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica, Anaao Assomed, Cgil, Cisl e Uil medici, volto a dimostrare la costante perdita di risorse umane in Asl, ospedali, istituti di ricovero e cura, sistema di emergenza. Uno stillicidio senza ritorno, complice il blocco del ‘turn over’, ovvero l’imposizione alle Regioni in rosso – causa piano di rientro dal deficit – di non assumere se non in proporzioni infinitesimali rispetto ai professionisti in quiescenza.

Uno scenario vicino allo “smantellamento del sistema”, come sostengono i segretari sindacali in una nota inviata il 13 febbraio scorso al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nella sua veste di commissario per il rientro dal deficit. Nonostante gli sforzi degli ultimi anni e l’ipotizzata fine del commissariamento nel 2019, grazie all’azione risanatrice dei vertici regionali,

“Il Lazio – sempre secondo i sindacati – si troverebbe fuori dal commissariamento contabile ma con il servizio pubblico depauperato, privo di 15 mila unità di personale, pari al 27,4 per cento dei propri organici, con un aumento dell’età media fino a sfiorare la soglia dei 55 anni. Un quadro a tinte fosche delineato dal ministero dell’Economia e dall’Agenas – Agenzia per i servizi sanitari regionali – che hanno proposto “standard inaccettabili per il calcolo del personale”: non più di 300 assunzioni tra il 2016 e il 2018, contro le 3500 previste dai “Programmi operativi” della Regione Lazio, “che basterebbero appena a tenere in piedi i servizi”. E i numeri sono impietosi: in dieci anni si è passati da 54.727 dipendenti a 43.233, in tutto 11.494 in meno mentre aumentano i precari e i lavoratori ‘esternalizzati’.

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