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Zingaretti, cento giorni e oltre

5 luglio 2013 nessun commento

Trasmissione televisiva Ballaro'Regione Lazio: attivismo e provvedimenti sanitari, con qualche ostacolo nel mezzo del cammino. I primi 100 giorni del governatore, commissario alla Sanità regionale Nicola Zingaretti, sebbene caratterizzati da una non comune solerzia per disegnare ciò che egli stesso ha definito “il modello Lazio”, non sono stati privi di critiche e polemiche e ora il cammino verso gli obiettivi prefissati si presenta tutto in salita. Sotto la lente di ingrandimento degli osservatori, degli esperti e degli avversari politici varie decisioni del presidente: l’emendamento con cui si è decisa la riorganizzazione dell’Asp, le norme sull’accreditamento definitivo di 132 strutture sanitarie ma, primo fra tutti, il decreto 206 “linee guida per la stesura degli atti aziendali” con cui si ridefinisce l’architettura gestionale di Asl e ospedali, riducendo in numero sensibile servizi e primariati (UOC). Le contestazioni più evidenti arrivano dal sindacato dei medici, sedici sigle di organizzazioni dei camici bianchi, che in una nota definisce il decreto commissariale “sconsiderato atto di indirizzo” frutto di un “costume dirigistico” e chiede “un’immediata correzione di rotta” al fine di non arrivare alla stesura, “da parte di direttori generali in scadenza”, di atti di autonomia aziendale partoriti nella totale assenza di “un disegno della rete dei servizi di diagnosi e cura”. Il presidente, dal canto suo, si fa forte di numerose frecce al suo arco: lo sblocco di 540 milioni di euro del piano di rientro, il pagamento degli arretrati ai fornitori, con l’anticipazione di 780 milioni, lo sblocco per l’attivazione di 416 posti in Rsa – residenze sanitarie assistenziali – e ancora, l’accordo per la riconversione del Cto Andrea Alesini, storico centro ortotraumatologico romano che rischiava la chiusura, il bando per la nomina dei direttori generali con nuovi, più stringenti criteri di selezione; infine la regolamentazione della fecondazione assistita e il progetto per creare cinque residenze per i dimessi dagli ospedali psichiatrici giudiziari, chiusi per legge dall’inizio dell’anno. Da ultima, non certo per importanza, la proroga dei contratti di 2800 lavoratori precari indispensabili, in tantissimi casi, per l’assistenza in interi reparti, con l’intento di arrivare a una loro stabilizzazione attraverso il tavolo tecnico interministeriale che segue il piano di rientro.

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